Usa e Israele attaccano l’Iran: morto Khamenei

Pubblicato il 2 marzo 2026 alle ore 07:00

di Alessio Colletti

Trump ha dichiarato che l’operazione contro Teheran è necessaria per la sicurezza mondiale.

Stati Uniti e Israele hanno lanciato un pesante attacco militare contro l’Iran. Bombardamenti nella capitale Teheran hanno causato l’uccisione di figure di spicco del regime, fra cui la Guida Suprema Ali Khamenei. A Minab, non lontano dallo Stretto di Hormuz, i raid occidentali hanno colpito una scuola e provocato l’uccisione di oltre cento bambini. Le Forze Armate di Teheran hanno reagito lanciando missili contro le città israeliane e le basi militari americane nel Golfo Persico, coinvolgendo stati alleati degli Usa fra cui Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Kuwait.

L’offensiva militare arriva dopo un periodo di altissima tensione fra Stati Uniti, Israele e Iran. Fra questi tre Paesi erano in corso colloqui mediati dall’Oman per l’interruzione del controverso e temuto programma nucleare di Teheran. Quello che più colpisce è che nella giornata di venerdì 27 febbraio scorso i delegati iraniani si erano detti favorevoli a smantellare le scorte di uranio in loro possesso: un punto di svolta sulla carta decisivo che non è stato giudicato sufficiente da Trump e Netanyahu, evidentemente già determinati a optare per l’uso della forza. 

Le reazioni internazionali

Ricordiamo che l’Iran è un alleato vicinissimo a Cina e Russia. Al momento le reazioni di Pechino e Mosca sono state contrassegnate da una forte cautela. Entrambe chiedono la fine dell’offensiva e condannano le operazioni militari sul suolo di uno stato sovrano. Le prossime ore saranno cruciali per capire la probabile evoluzione degli eventi e fin dove decideranno di spingersi Putin e Xi. La Russia è distratta dal conflitto ucraino, mentre la Cina non ha nessun interesse a trovarsi invischiata in una crisi come quella che sta palesandosi in Medio Oriente, ma non può assumere una posizione troppo passiva perché l’Iran è uno dei produttori di petrolio da cui maggiormente il gigante asiatico si approvvigiona. Si calcola infatti che il 90 % di oro nero venduto da Teheran finisca in Cina.

Come reagiranno i vertici iraniani

Pezeskhkian, il presidente della Repubblica islamica iraniana, ha condannato senza mezzi termini l’uccisione di Khamenei e promesso una dura risposta. Anche se il grado di consenso della Guida suprema fra la popolazione si è notevolmente indebolito, in un contesto in cui è sempre più pressante la richiesta di riforme sociali e civili, non bisogna dimenticare che il clero sciita rappresenta un punto di riferimento centrale nella vita di milioni e milioni di fedeli iraniani. Nel mondo musulmano la religione non è un fenomeno folcloristico come risulta ormai in Occidente, ma una pratica seria e una struttura portante della vita quotidiana. C’è quindi da attendersi che la scomparsa di Khamenei e l’offensiva militare occidentale ricompatteranno una larga parte del Paese.

L’Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz da cui transita circa il 25 % di greggio mondiale. Si stima che oltre l’80 % di petrolio in transito da questo passaggio sia diretto al mercato asiatico. Il prezzo del petrolio potrebbe quindi aumentare anche se alcuni Paesi, fra cui l’Arabia Saudita, si sarebbero già attivati per aumentarne la produzione e calmierare i mercati. 

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