Bollette del gas: perché gli italiani continuano a pagare di più (e nessuno interviene davvero)

Pubblicato il 12 gennaio 2026 alle ore 07:00

di Massimo Gervasi

Le bollette del gas in Italia continuano a restare alte. Non “oscillanti”. Non “temporaneamente care”. Strutturalmente alte.


Eppure, la narrazione ufficiale ci dice che l’emergenza energetica è finita, che i mercati si sono stabilizzati, che il gas non costa più come nel 2022. Allora la domanda è semplice: perché le famiglie italiane continuano a pagare bollette insostenibili?

Il problema non è solo il prezzo del gas; il primo grande equivoco è pensare che il costo della bolletta dipenda solo dal prezzo della materia prima.
In realtà, nella bolletta del gas, la materia prima è solo una parte, il resto è fatto di oneri, trasporti, accise, IVA, costi di sistema, spesso poco comprensibili e mai realmente ridotti.

Il costo del gas

Anche quando il prezzo del gas scende sui mercati internazionali, la bolletta finale per il cittadino non scende in modo proporzionale. E spesso non scende affatto.

Parliamo poi della dipendenza energetica: è cambiata la fonte ma non il meccanismo.
L’Italia ha cambiato fornitori, ma non ha cambiato modello.
Siamo passati dal gas russo al gas liquefatto (GNL) via nave, a contratti spot più volatili e a intermediari che aumentano i margini.
Il risultato: un gas più caro da trasportare, più esposto alla speculazione e scaricato interamente sui consumatori finali.

Non esiste oggi un vero piano strutturale per calmierare i prezzi, stabilizzare i contratti a lungo termine e proteggere famiglie e piccole imprese. 

Il gas non è un bene di lusso: serve per scaldarsi, cucinare, vivere.
Eppure le accise restano, l’IVA resta, gli oneri restano. Ogni “riduzione” annunciata è stata temporanea, parziale e revocata appena possibile. 

Il messaggio implicito è chiaro: le bollette sono diventate una forma di tassazione occulta, stabile e sicura per lo Stato.

Nessuna vera tutela per i cittadini.

Il mercato libero doveva abbassare i prezzi. Invece ha prodotto contratti opachi, rincari improvvisi, call center aggressivi e zero potere contrattuale per il cittadino.

Il consumatore italiano non decide il prezzo, non decide le condizioni e può solo pagare o restare al freddo.

Il grande silenzio politico

Su questo tema non ci sono piazze, non ci sono referendum né ci sono scelte coraggiose. Tutti parlano di transizione energetica, ma nel frattempo le famiglie pagano bollette da emergenza permanente. Nessuno dice chiaramente che si può intervenire su accise e oneri, si possono creare contratti pubblici calmierati e si può separare il prezzo dell’energia dalla speculazione finanziaria. Ma non lo si fa.

La domanda non è più “Quanto costa il gas?”. La domanda vera è: Perché in Italia il gas costa sempre troppo, anche quando non dovrebbe?

E subito dopo:
Perché nessun governo, di qualunque colore, ha mai avuto il coraggio di intervenire davvero su accise, oneri di sistema e meccanismi di formazione del prezzo?

Ma ce n’è una ancora più scomoda, quella che nessuno ama porsi: Perché gli italiani accettano tutto questo senza reagire? Perché subiscono aumenti continui, bollette insostenibili, tasse travestite da costi energetici, senza una protesta reale, senza una pressione collettiva, senza pretendere risposte?

Perché un popolo che si definisce stanco, impoverito e arrabbiato, paga, stringe i denti, si lamenta sui social ma poi continua ad accettare come se fosse normale. Come se fosse inevitabile. Come se il ruolo assegnato fosse quello del suddito e non del cittadino.

Forse la vera emergenza non è solo energetica. Forse è civile, culturale e politica. E finché il servilismo verrà scambiato per senso di responsabilità, le bollette continueranno a salire e nessuno sentirà davvero il bisogno di fermarle.

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