Crisi nello Yemen: confronto fra Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti

Pubblicato il 5 gennaio 2026 alle ore 07:01

di Alessio Colletti

In Medio Oriente si riaccende un’altra crisi, quella che riguarda il controllo dello Yemen

La guerra civile nello YemenLo Yemen è uno Stato localizzato nel sud della penisola arabica, conta circa 30 milioni di abitanti e dal 2014 vive una sanguinosa guerra civile perché al centro degli interessi di importanti potenze regionali. La popolazione yemenita è praticamente divisa a metà fra sunniti e sciiti, coi primi concentrati soprattutto nel sud del Paese.

Da segnalare che lo Yemen è diventato un Paese unitario solo nel 1990, visto che fino a quella data consisteva in due entità indipendenti: quella del nord e quella del sud. Nella frazione meridionale era attiva la “Repubblica Popolare dello Yemen” con al potere forze di chiara ispirazione socialista che hanno promosso politiche di notevole impatto sociale come un’istruzione pubblica per tutti i cittadini e un’assistenza sanitaria gratuita.

Percepito come una minaccia dagli Stati arabi confinanti ma anche da quelli occidentali, la “Repubblica Popolare dello Yemen” è stata oggetto di continue incursioni militari fino alla riunificazione con la parte settentrionale. La situazione politica si è fatta gradatamente più complessa quando il gruppo Houthi ha iniziato a contestare l’autorità del Governo centrale, considerato troppo filo-saudita e filo-americano. Ma chi sono questi Houthi, noti anche per gli attacchi contro Israele?

Gli Houthi perseguono un’agenda prettamente locale

Come è noto l’Islam è diviso in due grandi famiglie, sunniti e sciiti. La differenza principale è la seguente: i primi, molto più numerosi, ritengono che la guida della comunità religiosa possa potenzialmente riconoscersi a qualsiasi fedele musulmano, i secondi reputano necessario un legame di sangue. Per gli sciiti solo i successori di Alì e Fatima (rispettivamente genero e figlia di Maometto) sarebbero legittimati a porsi al comando della Umma. A loro volta, gli sciiti sono suddivisi in varie branche. Abbiamo così duodecimani (maggioritari in Iran), ismailiti e zayditi. Questi ultimi sono diffusi soprattutto nello Yemen.

Gli Houthi sono un gruppo che fa riferimento alla corrente zaydita e devono il loro nome al fondatore Hussein al-Houthi. In origine il gruppo non è un movimento estremista, si prefigge di tutelare l’identità degli zayditi nello Yemen, entra in contrasto con il Governo centrale di Sana’a, la capitale, per le sue posizioni troppo accondiscendenti verso l’Occidente e l’Arabia Saudita che percepisce lo Zaydismo come un fenomeno preoccupante da sradicare. Nel 2004 la situazione precipita: Hussein al-Houthi viene assassinato, il movimento da lui fondato reagisce e diventa più oltranzista. Nel 2014, grazie al sostegno dell’Iran, espugna Sana’a. Un anno dopo Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, infastiditi e preoccupati dalla presenza sempre più invasiva di Teheran, guidano una coalizione anti-Houthi e provano a restaurare il vecchio potere. Lo Yemen diventa così un terreno di battaglia e cade preda di una spirale di violenza apparentemente senza via d’uscita. Si contano centinaia di migliaia di morti con la popolazione civile afflitta da malnutrizione e malattie.

Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti entrano in contrasto

Lo Yemen occupa una posizione strategica. Basti pensare solamente allo Stretto di Bab el-Mandeb, tratto di mare fra il mar Rosso e il Golfo di Aden e quindi l’Oceano Indiano. Per lo Stretto di Bab el-Mandeb passano ogni giorno le navi mercantili che collegano Europa, Paesi arabi e asiatici. Vantarne il controllo costituisce un punto di forza innegabile. Lo Yemen è inoltre molto ricco di risorse, soprattutto petrolio. Per Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti diventa allora cruciale soffocare il movimento di resistenza degli Houthi e allontanare la minaccia dell’Iran, punto di riferimento del mondo sciita.

Ultimamente, però, la coalizione sunnita ha mostrato crescenti segni di instabilità e le posizioni di Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti si sono divaricate, con scontri militari e diplomatici. Abu Dhabi sta finanziando lautamente il “Consiglio di Transizione del Sud”, le cui forze hanno l’obiettivo dichiarato di ripristinare un’entità indipendente nel sud dello Paese. Questo scenario non piace alla famiglia reale saudita, che invece preferisce uno Yemen unificato per esercitarne un controllo più efficace ed evitare caos lungo i propri confini. Inoltre gli Emirati Arabi Uniti non vogliono che lo Yemen cada in mano a formazioni radicali islamiste collegate ai Fratelli Musulmani, organizzazione combattuta da Abu Dhabi e considerata minaccia esistenziale. Su questo la posizione dell’Arabia Saudita è molto più ambigua.

Ad oggi il presidente Trump non è intervenuto su una vicenda che riguarda due stretti alleati di Washington. In ogni caso, appare chiaro che la principale priorità degli Usa è evitare che l’influenza iraniana possa trarre ulteriore giovamento dalla rottura del fronte comune anti-Houthi. 

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