di Massimo Gervasi
Prima ci dicono che mancano i medici. Poi che mancano gli infermieri. Poi che gli ospedali sono in sofferenza, che i pronto soccorso scoppiano, che i turni non si coprono più. Poi, come se niente fosse, ci spiegano che la soluzione è “aprire” finalmente l’accesso a Medicina.
Niente più numero chiuso, niente più sbarramenti all’ingresso. Tutti dentro. Una rivoluzione, dicono. Una svolta storica, ripetono. Peccato che, dietro la vetrina dell’accesso libero, abbiano costruito il test più feroce, più assurdo e più ipocrita degli ultimi vent’anni.
Risultato? Tra l’83% e il 90% dei ragazzi viene fatto fuori nei primi due mesi. In alcuni atenei il 91% non supera l’esame di Fisica. Altro che accesso libero: è una mattanza selettiva travestita da riforma.
I ragazzi studiano per due mesi, si iscrivono pieni di speranza, investono tempo, soldi, energie. Poi arrivano i test. E lì succede l’assurdo. Domande che non hanno nulla a che vedere con la pratica medica, con il rapporto col paziente, con la diagnosi, con la cura. L’esempio che grida vendetta è quello del pendolo che si ferma in aria.
Domanda: perché si ferma?
Risposta vera: per le forze d’attrito, per le forze dissipative. Peccato che questa risposta non fosse nemmeno prevista tra le opzioni. Regolamento: una sola parola, una sola risposta. Sbagliata per definizione.
E allora uno si chiede: ma a un futuro medico, che cosa gliene frega del pendolo? Che relazione ha il pendolo con un pronto soccorso, con una terapia intensiva, con un reparto di oncologia, con una sala operatoria? Nessuna. Zero.
E mentre massacriamo i nostri studenti con quesiti da olimpiade della fisica, importiamo medici dall’estero, persino da Cuba, con tutte le difficoltà linguistiche, organizzative, di integrazione.
Medicina: boom bocciature studenti
Da una parte diciamo che i medici non bastano, dall’altra sbarriamo la strada ai nostri ragazzi con prove costruite per bocciare. Questo è il vero scandalo.
Ci avevano raccontato che il nuovo sistema serviva a risolvere la carenza di personale sanitario. In realtà sta producendo l’effetto opposto: meno iscritti reali, più esclusi, più frustrazione, più abbandoni. Altro che soluzione: è un boomerang sociale.
Meno del 15% supera il primo appello. In Chimica e Biologia le bocciature viaggiano comunque intorno al 70%. E intanto gli ospedali restano scoperti, i medici si ammalano di stress, gli infermieri scappano all’estero, i reparti chiudono.
Questa non è selezione meritocratica. Questa è una selezione burocratica, matematica, astratta, scollegata dalla realtà umana della sanità. Si selezionano i migliori risolutori di test, non i migliori futuri medici.
Hanno tolto il numero chiuso dalla porta principale e l’hanno rimesso dietro l’angolo, mascherato da esame scientifico ipertecnico. Un’illusione di libertà che dura pochi mesi.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti:
– mancano i medici,
– mancano gli infermieri,
– gli ospedali vanno in apnea,
– e noi continuiamo a giocare con il futuro di migliaia di ragazzi come se fosse un esperimento da laboratorio.
Questa non è programmazione. Questa non è riforma. Questa non è sanità pubblica degna di un Paese civile. È solo l’ennesimo paradosso italiano: aprire tutto per chiuderlo ancora di più.
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