di Alessio Colletti
Alle origini del rapporto fra Cina e Taiwan. La Cina considera Taiwan parte del suo territorio.
Nelle ultime conversazioni telefoniche intercorse fra Donald Trump e Xi Jinping, il presidente cinese ha confermato la posizione politica della Cina su Taiwan: Pechino considera l’isola un’estensione del proprio territorio sovrano e non ha nessuna intenzione di recedere dalla volontà di annetterla. La Cina ha l’ambizione di assumere il controllo di Taiwan sin dai tempi della proclamazione della Repubblica Popolare avvenuta il Primo ottobre 1949. La questione nasce come conseguenza della guerra civile cinese terminata con la vittoria dei comunisti di Mao Tse-Tung sul Kuomintang, partito nazionalista che fugge da Pechino e ripara a Taiwan. Da subito Mao promette che la riunificazione con l’isola è questione non di “se” ma di “quando”. Proposito ribadito a più riprese dai leaders succedutisi alla guida del Dragone, da ultimo il presidente Xi Jinping.
Breve identikit di Taiwan
Taiwan, noto anche con l’appellativo di Formosa, non è tanto più grande della Sicilia, ha come capitale Taipei e conta intorno ai 25 milioni di abitanti. La popolazione è quasi interamente discendente dal gruppo etnico Han, lo stesso che abita l’immensa Cina continentale. Storicamente, però, le popolazioni originarie dell’isola sono gli aborigeni austronesiani, che condividono radici comuni con i popoli di Indonesia, Malaysia e Filippine. L’isola inizia a entrare nell’orbita dell’impero cinese alla fine del XVII secolo, più precisamente nel 1683, quando viene presa dalla dinastia Qing, nonostante i dubbi espressi dalla Corona sul reale valore di Formosa. Alla fine dell’Ottocento viene ceduta al Giappone; dopo la guerra civile diventa il rifugio del Kuomintang il quale, stanziatosi sull’isola, instaura un governo autoritario e assume il nome ufficiale di “Repubblica di Cina” per indicare polemicamente che la vera Cina è quella esiliata a Taipei e non la creatura di Mao. Oggi Taiwan è una Repubblica semipresidenziale con un sistema politico in cui il Presidente è figura centrale eletta dal popolo e il Parlamento controllato da una maggioranza erede del vecchio Kuomintang. Da notare che Taiwan è riconosciuto a livello internazionale da pochissimi Stati, anche se di fatto è un’entità indipendente e con una fitta rete di legami commerciali. L’isola ha conosciuto un eccezionale sviluppo economico soprattutto fra gli anni ’70 e ’90 tanto da essere inclusa fra le “Quattro tigri dell’Asia” insieme a Hong Kong, Sud Corea e Singapore. Da sottolineare, inoltre, che recenti sondaggi hanno messo in evidenza come la netta maggioranza della popolazione taiwanese non voglia la riunificazione con la Cina continentale, preferendo quindi l’indipendenza.
Il difficile rapporto con la Cina
Come descritto sopra, il rapporto fra Cina e Taiwan è molto teso e dal 1949 il Dragone ha promesso che prima o poi procederà alla riunificazione dei due Stati, non escludendo l’uso della forza. Ma perché questa piccola isola è così ambita da Pechino, tanto da paventare persino il ricorso alla coazione?
Indubbiamente una delle principali ragioni è politica e militare. La Cina non vuole che Taiwan diventi un alleato permanente dell’Occidente, in grado di ospitare basi statunitensi e dare sostegno e continuità ai vicini Giappone, Corea del Sud e Filippine, Paesi notoriamente schierati al fianco del nemico americano. Occuparla consentirebbe alla Cina di spezzare l’asse profilatosi dinanzi alle sue acque e di proiettarla con più energia verso il Pacifico.
Un’altra ragione va ricercata nella forza economica di Taiwan. L’industria taiwanese vanta un’industria tecnologica avanzatissima, specialmente nel settore dei semiconduttori, materiali indispensabili per la realizzazione dei microchip di cellulari, computer e software di Intelligenza Artificiale. Questo è un punto di primissimo piano anche per la Difesa militare dal momento che gli eserciti più all’avanguardia necessitano di chip di ultimissima generazione per la gestione dei complessi sistemi di attacco.
La “Taiwan Semiconductor Manufacturing Company” (TSMC) è l’azienda numero 1 al mondo nel settore dei Semiconduttori e acquisirne il controllo permetterebbe alla Cina di fare un bel passo avanti nella sfida agli Stati Uniti. Nello stesso tempo però va riconosciuto che, nel caso in cui la Cina occupasse militarmente Taiwan, il funzionamento della TSMC rischierebbe di non essere più garantito perché verrebbe a mancare la preziosa collaborazione di diverse aziende occidentali, il cui apporto è imprescindibile per il completamento del processo produttivo.
Un altro importante motivo è prettamente di carattere ideologico. Come già anticipato, è dalla fine della guerra civile del 1949 che il Partito Comunista insiste con la sua retorica: Taiwan è parte integrante della Cina continentale, la riunificazione è una decisione presa da tempo, nessuna forza straniera potrà impedire il raggiungimento di questo traguardo. Prendere Taiwan, dunque, permetterebbe al Governo di mantenere le solenni promesse risalenti ai tempi del padre della patria, Mao Tse-Tung.
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