di Massimo Gervasi
PIN presenta una petizione al Senato per chiedere maggiore trasparenza e l’esclusione dei debiti ormai prescritti.
Mentre il Parlamento discute la nuova Legge di Bilancio, che con ogni probabilità conterrà la Rottamazione Quinquies, arriva un campanello d’allarme da parte di Partite Iva Nazionali (PIN).
L’associazione datoriale, che rappresenta migliaia di piccoli imprenditori e professionisti, ha infatti depositato una petizione in Senato per denunciare presunte anomalie nelle cartelle esattoriali che saranno incluse nella prossima definizione agevolata.
Rate più lunghe, ma attenzione a cosa viene chiesto ai contribuenti
A spiegare i motivi di questa iniziativa è il Presidente nazionale di PIN, Cav. Antonio Sorrento.
«Dalle prime bozze in circolazione – afferma Sorrento – emerge che il Governo intende proporre una nuova rottamazione più flessibile, con la possibilità di dilazionare i pagamenti fino a nove anni, suddivisi in 108 rate mensili.
Una misura che, almeno sulla carta, dovrebbe alleggerire il peso per chi non è riuscito a rispettare le vecchie scadenze.»
La Rottamazione Quater, introdotta dalla legge di bilancio 2023 (n. 197/2022), aveva infatti previsto solo 18 rate in cinque anni e la possibilità di pagare esclusivamente il capitale e le spese di notifica, escludendo sanzioni e interessi.
Un sistema che si è però rivelato insostenibile per molti contribuenti, costretti alla decadenza per l’impossibilità di rispettare importi troppo alti.
«L’allungamento delle rate – spiega Sorrento – è sicuramente un passo avanti. Ma serve capire quali cartelle verranno inserite, perché molte di esse potrebbero essere ormai prescritte e quindi non più dovute.»
La denuncia di PIN: “Cartelle prescritte ancora richieste, serve un intervento d’ufficio”
Proprio su questo punto si concentra la petizione depositata in Senato.
Il Comitato tecnico-scientifico di PIN, coordinato dagli Avvocati Maria Assunta Saracino e Matteo Sances, ha segnalato che numerosi crediti contributivi dell’INPS risulterebbero non più esigibili, ma continuano a comparire nei ruoli di riscossione e rischiano di essere inclusi anche nella nuova sanatoria.
«Esistono debiti che – per legge – non devono essere più richiesti perché prescritti dopo cinque anni senza alcun atto interruttivo da parte dell’ente» spiega Sorrento.
«Chi li paga per errore ha diritto alla restituzione delle somme, come ribadito dalla Cassazione con la sentenza n. 23367/2016.»
Il precedente di Lecce e l’appello al Governo
A sostegno della petizione, PIN cita anche una sentenza del Tribunale di Lecce (n. 2460 del 21.09.2022), consultabile nella sezione “Documenti” del sito www.partiteivanazionali.it.
In quel caso, una cartella INPS da 36.000 euro è stata annullata per prescrizione, e l’ente è stato addirittura condannato a restituire quasi 50.000 euro già riscossi in modo illegittimo.
Per questo, PIN chiede al Parlamento di verificare con attenzione tutte le posizioni debitorie prima di varare la nuova rottamazione, evitando che i cittadini vengano chiamati a pagare somme non più dovute.
«La rottamazione deve servire ad alleggerire chi è in difficoltà, non a perpetuare errori amministrativi o richieste illegittime» conclude Sorrento.
«Serve una revisione profonda dei ruoli esattoriali e un controllo preventivo sugli atti ormai prescritti. Solo così si può parlare davvero di giustizia fiscale.»
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