Tavoli all'aperto e sicurezza stradale: è possibile la convivenza? 

Pubblicato il 24 agosto 2026 alle ore 07:00

di Tania Amarugi

A dettare i confini legali di questa convivenza è l'ormai celebre articolo 20 del Codice della Strada. La norma parla chiaro: la sede stradale deve rimanere libera da ostacoli.

Nelle strade urbane locali i Comuni hanno la facoltà di concedere deroghe, ma a una condizione tassativa: l’occupazione non deve mai determinare intralcio alla circolazione o pregiudizio per la sicurezza. 

I problemi maggiori si registrano sui marciapiedi. Secondo le linee guida nazionali e i regolamenti d'igiene e viabilità, deve sempre essere garantito un corridoio libero per i pedoni di almeno 1,50 metri. Una misura pensata per permettere il passaggio agevole di carrozzine e persone con disabilità motorie o visive. Quando questo spazio si riduce a pochi centimetri, il rischio stradale si impenna, costringendo i pedoni a invadere la carreggiata e a esporsi al transito dei veicoli. 

Occupazione del suolo pubblico

Il tema dell’occupazione del suolo pubblico da parte di bar e ristoranti continua a infiammare le città italiane, riproponendo un eterno dilemma: come bilanciare lo sviluppo economico con il diritto alla libera e sicura circolazione? Passeggini costretti a scendere dal marciapiede per superare una barriera di tavolini, ambulanze bloccate nei vicoli storici e incroci resi ciechi da imponenti strutture in legno o plastica. Quello che per molti rappresenta il fascino della "movida" e del consumo all'aperto, per altri è diventato un problema di sicurezza pubblica. In particolare, le aree pedonali cittadine, nate per restituire lo spazio pubblico ai cittadini e favorire il commercio all'aperto, si trovano oggi al centro di un acceso dibattito che unisce decoro urbano, vitalità economica e, soprattutto, sicurezza stradale. Il nodo della questione è chiaro: come conciliare i dehors di bar e ristoranti con il diritto al passaggio sicuro dei pedoni e la necessità di garantire corridoi di emergenza? 

Il Codice della Strada parla chiaro: anche in un’area interdetta al traffico veicolare ordinario, la sicurezza non può essere messa in secondo piano. Il vincolo più rigido riguarda i mezzi di soccorso: Vigili del Fuoco e ambulanze devono poter transitare senza ostacoli. Per questo motivo, le normative comunitarie e i regolamenti locali impongono quasi ovunque il mantenimento di una corsia libera centrale di almeno 3,5 metri. Un limite che spesso si scontra con la realtà dei centri storici, caratterizzati da vicoli stretti dove la presenza di tavolini e ombrelloni rischia di saturare lo spazio, trasformando un piacevole salotto all'aperto in un potenziale imbuto pericoloso. Anche le auto in “sosta selvaggia” fanno la loro parte.

Grosseto centro storico e viabilità 

Grosseto non fa eccezione, anche qui la situazione è critica come ha evidenziato Lorenzo Mancineschi con il video servizio del 18 agosto scorso, tavolini all’esterno dei bar e ristoranti e auto in sosta sull’altro lato nonostante il divieto. È’ stato Roberto Bonfiglio comandante dei Vigili del fuoco a confermare che ai mezzi di soccorso deve essere garantito sempre l’accesso perché “la prima ora è quella fondamentale per spengere l’incendio” e di aver più volte segnalato agli organi competenti il problema, per il momento non sembra essere cambiato nulla.

Eppure, anche la giurisprudenza del Consiglio di Stato ha blindato il potere d'azione delle amministrazioni locali: l’autorizzazione a occupare il suolo pubblico non è un diritto incondizionato del commerciante, ma una concessione discrezionale del Comune.

L’interesse della pubblica amministrazione alla tutela della sicurezza stradale, della fluidità del traffico e del passaggio dei mezzi di soccorso (che necessitano di almeno 3,50 metri di carreggiata libera) sarà sempre considerato prioritario rispetto all'interesse economico del singolo esercente. I sindaci hanno quindi il pieno potere di revocare o limitare i dehors laddove si riscontrino situazioni di concreto pericolo. E per chi sgarra, le conseguenze non sono solo economiche. Oltre alle sanzioni pecuniarie previste dal Codice della Strada, i regolamenti comunali prevedono la rimozione forzata delle strutture abusive a spese del titolare e nei casi più gravi di recidiva o di occupazione totalmente abusiva a fini commerciali, scatta l'ordine di ripristino dei luoghi affiancato dalla chiusura coatta dell'esercizio, che può variare da un minimo di cinque giorni fino alla revoca definitiva della licenza nei casi di reiterazione. Sullo sfondo resta anche il rischio penale: occupare arbitrariamente uno spazio pubblico può configurare il reato di "invasione di terreni o edifici" ai sensi dell'articolo 633 del Codice Penale. 

Speriamo che non ci si dorma troppo sopra perché se è vero che i tavoli portano vita a volte creano solo un pericolo per la vita dei cittadini. 

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