Garante della privacy: stop alle telecamere per fare le multe

Pubblicato il 29 giugno 2026 alle ore 15:13

di Tania Amarugi

Le telecamere di videosorveglianza non possono essere utilizzate dai Comuni per verificare il rispetto del Codice della strada o ricostruire incidenti a fini amministrativi. Lo chiarisce il Garante della privacy, che ha ammonito il Comune di Reggio Calabria per l’uso improprio dei filmati.

Il provvedimento è il n. 341 del 14 maggio 2026 ed ha posto importanti limiti all’uso delle telecamere da parte delle pubbliche amministrazioni, in particolare, non possono utilizzare i filmati delle telecamere di sorveglianza installate sulle strade per ''finalità di sicurezza urbana al fine di accertare e contestare infrazioni al Codice della strada''. Quindi, le telecamere di sicurezza non potranno essere usate per multare gli automobilisti.

La decisione arriva dopo un incidente stradale avvenuto nel Comune di Reggio Calabria. Sembra che il Comune avesse utilizzato un filmato di videosorveglianza per ricostruire la dinamica di un incidente stradale, accertare le responsabilità dei soggetti coinvolti e contestare a un automobilista una violazione del Codice della Strada. Per il Garante della Privacy non si può fare, tanto che il Comune è stato pure ammonito. Queste tecnologie sono autorizzate per prevenire reati, contrastare fenomeni di criminalità diffusa e predatoria e tutelare la sicurezza pubblica.

Di conseguenza, le immagini raccolte non possono essere riutilizzate per finalità diverse, come l’accertamento di violazioni amministrative, se manca una norma che lo consenta esplicitamente.

Questa decisione potrebbe avere importanti conseguenze anche per gli utenti della strada che vengono molto spesso ripresi con telecamere sempre più presenti nei luoghi pubblici e poi raggiunti da contravvenzioni a volte salate.

Vediamo cosa dice la legge. Le telecamere comunali devono rispettare il GDPR e le direttive del Garante Privacy. Devono limitarsi allo stretto necessario per la sicurezza urbana o la tutela del patrimonio, adottare cartelli informativi, anonimizzare i dettagli facciali e conservare i dati per tempi limitati (di norma 24-48 ore). Il Garante ha spesso ribadito poi che gli enti locali che intendono dotarsi di sistemi di videosorveglianza del territorio e del traffico cittadino o di telecontrollo ambientale devono adeguare ai principi fondamentali previsti dalla legge sulla privacy anche le modalità di ripresa delle immagini.

Le Pubbliche Amministrazioni sono piuttosto indietro, ad oggi, non solo nell’applicazione del GDPR, ma anche nell’adozione di misure di sicurezza adeguate in materia di cybersecurity per la protezione dei dati dei propri cittadini, ed in particolare in ambito video sorveglianza. Forse non tutti sanno che ad oggi, il 71% delle sanzioni irrogate dal Garante per la protezione dei dati personali dall’entrata in vigore del GDPR riguarda proprio Enti Pubblici e si stima che il 92% delle telecamere installate violi la normativa sulla privacy. Insomma a pagare è sempre il cittadino.

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