l'Italia, parco divertimento dell'UE con la legge sparatutto DDL 1552 - ad un passo dall'applicazione

Pubblicato il 29 giugno 2026 alle ore 07:01

di Rita Bruno

Soddisfazione per questo primo importante risultato. Non è finita: il lavoro continua ancora più difficile, ora si passa alla Camera affinché le modifiche diventino definitive e il ddl diventi legge a tutti gli effetti legge.  Confidiamo in tempestività, visto il poco tempo a disposizione, e in egual determinazione anche da parte dei Deputati – ha proseguito il Presidente di Federcaccia Massimo Buconi

Il Senato ha dunque compiuto un passo significativo nell'iter legislativo relativo alla modifica della Legge 157/92, la normativa quadro per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio in Italia.

Il voto, conclusosi con 80 voti favorevoli, 56 contrari e 2 astenuti, segna l'approvazione del provvedimento in prima lettura a Palazzo Madama. 

Overtourism venatorio, l'Italia l'ultima frontiera

Con le nuove maglie larghe della normativa, l’Italia rischia di trasformarsi in una terra promessa per il turismo venatorio internazionale. 

In un’Europa in cui la tutela della biodiversità e il rispetto dei cicli biologici delle specie selvatiche sono diventati un imperativo, con divieti rigorosi o calendari di caccia drasticamente ridotti nei paesi confinanti, la nostra penisola potrebbe apparire come un parco divertimento molto pericoloso.

Il rischio concreto è che, proprio mentre altrove si adottano politiche di prudenza e conservazione, l’allentamento dei vincoli della legge 157/92 spalanchi le porte a flussi di cacciatori stranieri, pronti a riversarsi sui nostri territori per praticare un prelievo non più frenato da pareri tecnici vincolanti. 

Si potrebbe configurare così il fenomeno di un vero e proprio overtourism venatorio. L'Italia non sarebbe più apprezzato per il suo patrimonio di cultura e di bellezze, ma una terra dove il prelievo incontrollato finisce per prevalere sulle necessità ecologiche di un continente che, al contrario, sta provando a rimettere in equilibrio i propri ecosistemi.

Il dibattito parlamentare sulle modifiche alla legge 157/92, trattasi del  DDL 1552 ha visto una netta contrapposizione, con il mondo ambientalista e scientifico che ha espresso una dura condanna del provvedimento, definendolo un grave arretramento per la tutela della biodiversità in Italia.

Le ragioni della protesta ambientalista

Le associazioni criticano l'impianto generale della riforma, sostenendo che trasformi la fauna selvatica da "patrimonio indisponibile dello Stato"  dunque da proteggere a una risorsa da sfruttare in ottica puramente venatoria.

Marginalizzazione della scienza

Uno dei punti più contestati è il fatto che il parere dell'ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale non venga più considerato vincolante per le Regioni nella definizione dei calendari venatori. 

Per gli ambientalisti, questo significa che le decisioni tecniche sulla sopravvivenza delle specie verrebbero sostituite da scelte puramente politiche o di parte.

Contrasto con le norme europee

Viene denunciato il rischio concreto di violare le direttive comunitarie "Uccelli" e "Habitat". Le modifiche, in particolare l'estensione dei periodi di caccia, che potrebbero andare oltre i limiti scientificamente raccomandati, espongono l'Italia a nuove e pesanti procedure di infrazione da parte dell'Unione Europea.

Rischi per gli ecosistemi:

Tra le misure criticate figurano l'apertura alla caccia in aree precedentemente protette, la caccia su terreni innevati e la liberalizzazione di pratiche come quella dei richiami vivi. 

Gli ambientalisti temono un impatto devastante su specie protette e un aumento dei pericoli per i frequentatori dei boschi come escursionisti, ciclisti.

Definizione di bioregolatori 

Le associazioni respingono con forza il concetto, promosso dalla maggioranza, che i cacciatori si autodefiniscono  "bioregolatori" necessari all'equilibrio naturale, sostenendo che sia una narrazione strumentale per giustificare l'abbattimento della fauna selvatica.

Le associazioni sostengono che la gestione della fauna debba basarsi su studi scientifici indipendenti che considerino l'equilibrio complessivo degli ecosistemi e non solo l'abbattimento mirato di singole specie, pratica che, secondo la ricerca, spesso non risolve i conflitti con l'agricoltura, ma rischia di destabilizzare ulteriormente le popolazioni selvatiche.

La posizione del mondo scientifico

Non solo le associazioni di tutela, ma anche dieci organizzazioni scientifiche tra cui la Società Italiana di Ecologia e il Centro Italiano Studi Ornitologici hanno inviato una lettera alle massime cariche dello Stato per esprimere forte preoccupazione. 

Gli scienziati denunciano come il provvedimento ignori le evidenze biologiche e comprometta la conservazione della fauna in un momento critico per il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità.

La posizione del mondo scientifico in merito alle modifiche della Legge 157/92 è di netta contrarietà e forte preoccupazione, espressa attraverso mobilitazioni che hanno raccolto oltre 230.000 firme.

Il DDL è uscito dal Senato con un primo via libera, ma il percorso verso la promulgazione definitiva dipenderà dalla volontà della Camera di confermare il testo integrale o di riaprire il confronto su punti specifici.

Prospettive future?

Gli ambientalisti hanno già annunciato la loro intenzione di proseguire la battaglia durante l'iter alla Camera dei Deputati, organizzando sit-in di protesta e mobilitazioni. 

L'obiettivo è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica su quella che considerano una "caccia selvaggia" che ignora il principio di precauzione e l'interesse pubblico alla salvaguardia del patrimonio naturale.

Una democrazia sotto tiro, la sfida di un paese da tutelare

Alla fine, però, la questione di fondo resta democratica prima ancora che ambientale. Ci troviamo di fronte a una riforma che riscrive le regole di accesso alla natura per un Paese di quasi 59 milioni di abitanti, piegandosi agli interessi di una potente lobby che rappresenta meno dell’1% della popolazione. 

È lecito chiedersi se, in un’Europa che punta alla conservazione, l’Italia debba davvero sacrificare il restante 99% della popolazione per trasformare il proprio territorio in un parco divertimenti venatorio a beneficio di pochi. 

La politica è chiamata a decidere: sta ascoltando il Paese reale o sta facendo gli interessi di una minoranza che ha trasformato la gestione della fauna in una questione di potere e denaro?

 

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