di Massimo Gervasi
Per milioni di italiani era semplicemente "Il Castello delle Cerimonie". Un luogo diventato famoso grazie alla televisione, capace di trasformare matrimoni e ricevimenti in un fenomeno mediatico seguito da tutta Italia.
Oggi quei cancelli sono chiusi.
Una sentenza definitiva per lottizzazione abusiva ha posto la parola fine a una storia lunga decenni. La legalità non si discute e le decisioni della magistratura meritano rispetto. Ma, accanto alle carte processuali, resta una domanda che molti cittadini si stanno facendo.
Perché l'esecuzione arriva proprio adesso?
Per anni quella struttura è rimasta aperta, ha ospitato migliaia di cerimonie, è stata ripresa dalle telecamere, conosciuta in tutta Italia e perfino trasformata in simbolo televisivo.
Possibile che un caso così noto sia arrivato all'epilogo soltanto oggi?
La vicenda giudiziaria è iniziata molti anni fa e si è conclusa con una sentenza definitiva, ma ciò non cancella un interrogativo che riguarda il rapporto tra giustizia, tempi della burocrazia e tutela del lavoro.
A pagare il prezzo più alto, infatti, non sembrano essere soltanto i proprietari.
Sono soprattutto i lavoratori.
Decine di famiglie si ritrovano improvvisamente senza uno stipendio, proprio all'inizio della stagione estiva. Camerieri, cuochi, addetti alle pulizie, giardinieri, tecnici e tutto l'indotto raccontano di sentirsi abbandonati. Molti erano stati assunti da poche settimane e non hanno nemmeno maturato i requisiti per accedere pienamente agli ammortizzatori sociali.
Ed è qui che nasce un'altra domanda.
Lo Stato può far rispettare la legge senza dimenticare chi quella legge non l'ha mai violata?
Perché una sentenza colpisce i responsabili degli eventuali illeciti.
Ma il lavoro di decine di persone merita la stessa attenzione.
Il caso del Castello delle Cerimonie rischia di diventare il simbolo di un problema più grande: in Italia, troppo spesso, le conseguenze delle vicende giudiziarie finiscono per ricadere prima sui dipendenti che sui responsabili.
La legalità è un valore irrinunciabile.
Ma anche il lavoro lo è.
Forse la vera sfida dello Stato non è scegliere tra l'una e l'altro.
È riuscire a difendere entrambe.
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