di Tania Amarugi
I dati Istat certificano che l’8,4% della popolazione italiana vive in povertà assoluta, ovvero circa5,7
milioni di persone, ma il fenomeno che si sta allargando sottotraccia è quello che riguarda i “quasi
poveri”, quelli che vivono al limite e che nonostante il lavoro non riescono ad arrivare alla fine del
mese e, a mala pena, riescono a pagare con il loro stipendio tutte le bollette e le spese quotidiane.
Si può parlare di un esercito di famiglie che non hanno diritto ad aiuti, bonus o tariffe agevolate secondo lo Stato perché lavorano ma che ogni imprevisto, come una spesa medica imprevista, la riparazione dell’auto o l’aumento delle spese condominiale, mette in ginocchio e in uno stato di prostrazione psicologica quasi irreversibile. Tanti perdono anche gli affetti familiari, poi il lavoro poi la casa e aumenta così l’isolamento sociale.
Caritas e Spi Cgil su Firenze ci dicono che quasi un anziano su due vive in povertà e rinuncia perfino a curarsi e spesso non riesce nemmeno così a sostenere le spese correnti con le proprie risorse economiche; quelli che hanno piccoli risparmi sono costretti ad usarli per i bisogni quotidiani.
A Grosseto la Caritas diocesana ha presentato un’indagine sui senza tetto in città che è simile ad altre città italiane, con una prevalenza di italiani e, seguire, stranieri extracomunitari e europei. La domanda nasce spontanea: oltre alle analisi della realtà e le conferenze sull’argomento, cosa concretamente si sta facendo per arginare questo fenomeno? Alcune associazioni di volontariato e
onlus riescono ad incidere ma, ciò nonostante, la situazione va sempre peggiorando spesso nell’indifferenza anche delle istituzioni.
Secondo il Ministero degli Esteri il programma per sconfiggere la povertà entro qualche anno c’è e tra gli obiettivi per il 2030 si trova quello di “..., assicurare che tutti gli uomini e le donne, in particolare i più poveri e vulnerabili, abbiano uguali diritti alle risorse economiche, insieme all’accesso ai servizi di base, proprietà privata, controllo su terreni e altre forme di proprietà, eredità, risorse naturali, nuove tecnologie appropriate e servizi finanziari, tra cui la microfinanza”
Anche l’Unione Europea ha una strategia contro la povertà, che è stata presentata a Bruxelles il 6 maggio scorso e ha un obiettivo ambizioso, definito nel Piano d’azione relativo al Pilastro europeo dei diritti sociali, quello cioè di ridurre il numero di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale di almeno 15 milioni entro il 2030, nonché di contribuire all’eliminazione della povertà entro il 2050”.
Ma rimangono molti dubbi sugli strumenti e le risorse a disposizione sia a livello europeo che nazionale.
Ultimi Articoli pubblicati
Caso Report, il "bavaglio" a Ranucci dopo le bombe: il giallo dell'attentato e lo stop della Rai
di Carlotta Degl'Innocenti
Reati ambientali, stretta su fitosanitaria e diserbo: ora il rischio penale corre lungo tutta la filiera
di Rita Bruno
Il gatto indoor è infelice? Scopriamolo con la scienza
di Rita Bruno
Balconi al sole, Bruxelles vuole alleggerire la burocrazia: verso pannelli plug-in più facili in tutta l’Ue
di Rita Bruno
Rottamazione Quinquies, milioni di italiani stanno pagando: quanti sanno davvero se quei debiti sono corretti?
di Massimo Gervasi
Ti hanno escluso dall'eredità? Prima di arrenderti leggi il libro di Vittorio Boccieri
di Massimo Gervasi
Aggiungi commento
Commenti