di Letizia Bambagini
Sposare un disegno, un avatar è almeno legale? A quanto pare Kano si è follemente innamorata del personaggio da lei creato con l’intelligenza artificiale da non aver saputo rifiutare la proposta di matrimonio.
La storia della donna giapponese che, essendosi lasciata dopo 3 anni di relazione, decide di condividere i suoi pensieri, sfoghi e quant’altro con un disegno parlante, arrivando a programma re un certo Mr Klaus, grazie agli algoritmi e ai comandi delle chat.
Il tono della sua voce è tranquillo e la rassicura mentre il suo volto e il suo corpo rassomigliano ai ragazzi dei cartoni animati giapponesi come ad esmpio Marzio, il ragazzo di cui Bunny aka Sailor Moon si innamora perdutamente. Alto, spalle larghe, capelli al vento, avvenente. Il tipico ragazzo che potrebbe far innamorare le bambine. Da bambina a chi non piaceva Milord, così elegante e misterioso!
La loro storia prosegue con chiacchierate all’inizio più superficiali poi profonde che hanno portato i due all’altare: abito da sposa in pizzo per lei e tiara in testa, dentro il cellulare stile cartoon lui con tanto di scambio di anelli.
La solitudine dell'algoritmo
In questo panorama, c’è anche chi si sposa da sola, per evidenziare l’amore che una donna prova per se stessa. I device e i social media tendono ad allontanare le persone, a creare distanze, falsando il dialogare con l’altro per cui non è più dato guardarsi negli occhi perché c’è un cellulare “che cattura l’attenzione più di”. Un fenomeno crescente e deleterio che ormai sta superando ogni limite. Una solitudine di base, un desiderio di essere vista, ascoltata, rassicurata. potrebbe portare a rifugiarsi in un mondo virtuale o tra le braccia di un avatar.
Forse manca il contatto con la vita stessa e magari un passeggiare in natura o un “bagno nei boschi” come nella tradizione giapponese, lo shinrin-yoku” che è la pratica di immergersi nella natura, potrebbero donare benessere mentale e fisico piuttosto che trovare conforto in un algoritmo.
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