di Rita Bruno
La parola mestruazione è scritta per la prima volta nero su bianco in una proposta di legge italiana presentata alla Camera dei Deputati, la n.1523 "Disposizioni in materia di congedo per dismenorrea", sul congedo mestruale strutturato.
Una legge che prevede dai due ai tre giorni al mese, retribuiti al 100% dallo Stato, per studentesse lavoratrici con certificato medico. Per le studentesse delle secondarie ci saranno fino a tre giorni mensili di assenza. Non pesano sul limite dell'80% di frequenza, occorre un certificato annuale e rimanendo come una normale giustificazione. Per le lavoratrici invece saranno tre giorni mensili con stipendio pieno e contributi figurativi. Il congedo è separato dalla malattia ordinaria e non intacca il periodo di comporto quello che tutela dal licenziamento per troppe assenze.
Il dato che muove la mozione arriva dalla Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza che dichiara fino al 52% di dell'assenteismo scolastico delle adolescenti sia legato a episodi di dismenorrea. Dolore che toglie banchi, interrogazioni e voti.
Regione Toscana e il congedo mestruale
Lo scorso 15 Aprile 2026, il Consiglio Regionale della Toscana ha approvato a maggioranza la mozione che punta a istituire il congedo mestruale nel sistema scolastico, con l'obiettivo di sollecitare governo e Parlamento a definire una cornice normativa nazionale uniforme al fine di riconoscere e affrontare una condizione che incide concretamente sulla frequenza scolastica sul benessere di molte studentesse.
La mozione presentata, come prima firma del Consigliere Regionale Jacopo Melio, chiede alla Giunta di attivarsi per promuovere una disciplina Nazionale che riguardi non solo le alunne, ma anche docenti e personale ATA - personale Amministrativo, Tecnico e Ausiliario. Si inserisce all'interno di un percorso già emerso del Consiglio Regionale dove il tema del congedo scolastico e lavorativo per chi soffre di dismenorrea era già stato formalmente posto all'ordine del giorno.
Il provvedimento vuole superare una gestione disomogenea che oggi varia da istituto all'altro. L'idea sarebbe dare un quadro chiaro e condiviso a pratiche che in alcune scuole esistono già in modo informale, affiancando alla regolamentazione anche un'azione culturale e di sensibilizzazione sul tema della salute mestruale.
Il Consigliere Melio rivendica il valore sociale e simbolico dell'iniziativa, sottolineando come il dolore mestruale sia ancora troppo spesso accompagnato da silenzio e imbarazzo. L'intento è di condividere la voce di migliaia di studentesse che ogni giorno convivono con un dolore fisico importante ma anche con la vergogna di vivere quel dolore perché spaventate dal giudizio. Melio dichiara che il dolore mestruale è ancora un tabù e oggi bisogna affrontarlo per non inserire un privilegio ma per regolamentare quel che viene fatto in alcuni istituti scolastici in modo indipendente.
Non mancano le critiche dell'opposizione come Fratelli d'Italia che esprime un voto contrario sostenendo che il tema andrebbe affrontato sul piano sanitario e informativo. FDI sostiene che la regione dovrebbe investire soprattutto in prevenzione, informazione medica e percorsi di cura per le patologie collegate.
Il voto toscano rilancia un tema che intreccia salute, diritto allo studio e parità di trattamento. Con l'approvazione dell'atto, la Toscana prova a trasformare una richiesta sociale in un'iniziativa istituzionale, chiedendo che il confronto esca definitivamente dall'ambito dei tabù e approdi a una disciplina Nazionale chiara.
Nelle altre regioni d'Italia
Al momento la Toscana è il caso più netto che ci sia: in altre regioni il congedo mestruale risulta soprattutto come iniziativa di singole scuole oppure come mozione/proposta/ discussa ma non approvata. Il tema esiste in altre regioni italiane ma non a livello di leggi o atti regionali strutturati.
In Liguria, il tema è arrivato al Consiglio Regionale ma la mozione è stata bocciata : prevedeva un confronto con l'ufficio scolastico regionale per inserire il congedo mestruale nei regolamenti delle scuole superiori e per sollecitare un iter legislativo sul fronte lavorativo. Il dibattito c'è stato ma senza esito favorevole.
Nel Lazio, il liceo Pilo Albertelli di Roma è stato indicato come il primo della Regione a riconoscere due giorni di congedo, come anche l'istituto G. Sulpicio di Veroli ha introdotto due giorni al mese non conteggiati come assenza con certificazione medica.
In Emilia Romagna, Basilicata e Sicilia si registrano casi concreti: il liceo artistico di Ravenna è stato il primo caso simbolo in Italia, a Potenza invece due istituti scolastici hanno adottato il congedo didattico mestruale e a Catania il liceo Boggio Lera ha introdotto due giorni al mese per le studentesse con dismenorrea.
Congedo mestruale iter di legge
La proposta più citata prevede fino a tre giorni al mese di astensione dal lavoro con indennità pari al 100% della retribuzione giornaliera e contribuzione piena. Ma si tratta di un testo depositato in parlamento e non di una disciplina già efficace per tutte le aziende italiane. In Italia il congedo mestruale nel lavoro esiste solo in casi isolati e volontari, come iniziative di singole aziende o in proposte politiche, ma non come diritto generale previsto dalla legge dello stato.
Congedo mestruale in Europa: il modello Sanchez
Il precedente europeo più citato è quello della Spagna, dove il governo guidato da Pedro Sánchez ha promosso la riforma della legge sulla salute sessuale e riproduttiva, approvata dal Parlamento nel febbraio 2023 introducendo una tutela specifica per la menstruación incapacitànte secundaria, basata sul tema delle mestruazioni invalidanti collegate a patologie diagnosticate.
La normativa spagnola consente alle lavoratrici di assentarsi dal lavoro con certificazione medica e viene indicato come il primo caso in Europa di congedo mestruale riconosciuto per legge. Lo stato paga ma la durata la decide il medico di volta in volta perché quando necessario sarà giustificato dal certificato medico.
In tre anni, le richieste sono state poche migliaia. Un dato che indica che non vi sono stati abusi di questo tipo di congedo. La Spagna ci conferma con le sue testimonianze laddove il clima aziendale è ostile, la legge resta lettera morta. Dove invece c'è diagnosi chiara e datore di lavoro non prevenuto, cambia la qualità della vita.
L'Italia a che punto sta?
L'Italia copia l'impianto con soldi pubblici, separazione della malattia ma cambia tre punti fissando il primo con un tetto a tre giorni mentre in Spagna è libero. L'innovazione nel secondo punto è che saranno incluse la scuola e le studentesse che sono completamente assente nella legge di Sánchez coprendo solo le lavoratrici. Ultimo punto, la nostra legge prevede un solo certificato all'anno a differenza della Spagna.
Diritto o bollino rosa?
Chi ha endometriosi o adenomiosi, lavora spesso in condizioni invalidanti e utilizza giorni di malattia con l'ansia del licenziamento. Il timore è che i tre giorni pagati al mese diventi un freno alle assunzioni femminile anche se a pagare è l'Inps e non l'impresa.
La proposta è depositata ma non calendarizzata. Ciò significa che i tempi sono lunghi. Possiamo dire che la Toscana è stata una bandierina politica ma senza una legge Nazionale farebbe atti di indirizzo. L'Italia è alla prova. Dovrà decidere se riconoscere che per alcune donne il ciclo è una patologia invalidante e non un tabù da gestire in silenzio.
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