di Tania Amarugi
A distanza di otto anni di scontro mediatico e tre di processo la vicenda giudiziaria tra Roberto Saviano e Matteo Salvini il giudice monocratico del Tribunale di Roma ha assolto lo scrittore dall'accusa di diffamazione.
Al centro della disputa, l'espressione "ministro della malavita", utilizzata da Saviano nel 2018 per criticare l'operato dell'allora Ministro dell'Interno sui temi dell'immigrazione e della gestione del territorio, che secondo la decisione del Tribunale "il fatto non costituisce reato", quello di diffamazione, ma rientra nel perimetro della legittima critica politica e storica.
La difesa di Saviano ha puntato molto sulla citazione colta: la definizione, infatti, fu originariamente coniata da Gaetano Salvemini per descrivere Giovanni Giolitti oltre un secolo fa. La sentenza stabilisce un precedente significativo sui confini tra l'insulto personale e il diritto di opposizione intellettuale. Saviano ha dichiarato che "questa assoluzione significa che la propaganda politica non può diventare uno strumento per mettere a tacere chi critica".
Di segno opposto la reazione di Matteo Salvini, che ha assistito ad alcune udienze raccontando la propria versione dei fatti e ha attaccato duramente la decisione definendola un via libera all'insulto: "Ora tutto è lecito". Il leader della Lega ha già annunciato l'intenzione di procedere con nuove querele per altre dichiarazioni rese dallo scrittore durante il procedimento. Per il tribunale, nonostante l'asprezza del termine, non si è trattato di un attacco alla reputazione personale di Salvini che superasse i limiti del diritto di critica, ma di un giudizio sull'operato politico del Ministro dell'epoca.
La sentenza per effetto della Riforma Nordio del 2024, votata anche dalla stessa Lega, non è più appellabile dalla parte civile e diventerà definitiva.
L’impressione è che la battaglia politica si stia spostando nei tribunali con tutte le implicazioni che ne conseguono anche in termini di pubblicità mediatica. Il dibattito diventa scontro anche personale e non soltanto ideologico e la diversità di opinioni non sembra più vissuta normalmente.
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