di Tania Amarugi
Quando sembra che l’inchiesta si giunta ad una probabile conclusione qualcosa di nuovo accade. E’ quello che è successo qualche giorno fa quando è stata diffusa la notizia del deposito di un esposto con registrazioni audio nel quale si ipotizzano tentativi di depistaggio delle indagini ma senza dirlo esplicitamente, lasciando alla magistratura il compito di verificarlo.
E’ chiaro che in questa storia anche recente non è tutto evidente volutamente o no c’è un alone di mistero che forse si svelerà in tempi brevi.
L'accelerazione è arrivata lo scorso 24 aprile, durante un vertice blindato tra il Procuratore di Pavia, Fabio Napoleone, e i vertici della Procura Generale di Milano. Al centro del tavolo, un'ipotesi investigativa dirompente: Alberto Stasi potrebbe non aver mai messo piede nella villetta di via Pascoli al momento dell'omicidio.
Se confermato, il pilastro dell’accusa crollerebbe, aprendo le porte a un risarcimento milionario (stimato in 6,5 milioni di euro) per ingiusta detenzione. Tra le "prove dimenticate" ci sarebbe il DNA fantasma, un profilo genetico maschile ignoto è stato isolato da un tampone buccale effettuato sulla vittima all'epoca dei fatti. Quel DNA non appartiene a Stasi.
Poi i tappetini dell'auto, che sembra siano mai stati esaminati correttamente, alimentando l'ipotesi di un errore procedurale macroscopico della prima inchiesta, perché le nuove analisi della dottoressa Cristina Cattaneo hanno evidenziato ecchimosi sul corpo di Chiara che suggeriscono una violenta colluttazione fisica, un dettaglio che mal si concilia con la dinamica "rapida e asettica" ipotizzata nelle sentenze di condanna.
Resta sotto i riflettori Andrea Sempio, l'unico indagato nella nuova inchiesta pavese. Nonostante le sue recenti dichiarazioni di estraneità ("La colpevolezza di Alberto è accertata", ha ribadito), i periti hanno depositato i risultati degli accertamenti su impronte e tracce biologiche a lui riconducibili.
E Stasi se risultasse innocente potrebbe aver diritto fino a circa 6 milioni e mezzo di euro per danni morali psicologici e spese legali e probabilmente alla restituzione di quanto pagato alla famiglia Poggi, costituiti parte civile nel processo. La domanda è: ma chi pagherà per tutto ciò?
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