di Massimo Gervasi
C’è chi entra in politica per mestiere e chi ci arriva perché non può più farne a meno, e la candidatura di Ilaria Bidini al consiglio comunale di Arezzo nella lista legata a Michele Menchetti appartiene senza dubbio alla seconda categoria, quella più rara e anche più scomoda, perché non nasce nei partiti, non si costruisce nei corridoi, ma si forma nella vita vera, nelle difficoltà, nelle battaglie quotidiane e in quella capacità di trasformare un’esperienza personale in qualcosa che parla a tutti.
Ilaria Bidini non è una politica di professione e probabilmente non lo diventerà mai nel senso classico del termine, ma è un personaggio forte, con una personalità che non passa inosservata e soprattutto con una coerenza che oggi, nella politica locale e nazionale, è merce rarissima, perché le sue battaglie non sono slogan elettorali tirati fuori all’ultimo momento, ma sono parte integrante della sua storia, del suo percorso, della sua identità, e questo fa tutta la differenza del mondo.
Insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica nel 2018 per il suo impegno sociale, laureata in Scienze dell’Educazione con un master in criminologia, autrice del libro “Io e la mia normale disabilità” e premiata anche in ambito universitario, Ilaria ha costruito nel tempo una credibilità che non deriva da incarichi politici ma da ciò che ha fatto concretamente, soprattutto sul fronte della sensibilizzazione contro il bullismo, contro i pregiudizi e contro quelle barriere, spesso invisibili, che continuano a dividere le persone.
Le sfide di Ilaria Bidini
E qui sta il punto centrale della sua candidatura: Ilaria non porta solo temi, porta esperienza diretta, porta vissuto, porta una battaglia che è reale e non costruita, e in un’epoca in cui molti politici parlano di inclusione senza averla mai toccata con mano, questa differenza pesa.
Michele Menchetti, da questo punto di vista, ci ha visto lungo, perché inserire in lista una figura come Bidini significa dare un segnale chiaro: aprire la politica a chi ha qualcosa da dire davvero, a chi ha dimostrato sul campo di non tirarsi indietro, a chi non usa le battaglie sociali come vetrina ma come missione.
Certo, qualcuno potrà obiettare che manca l’esperienza politica, che non c’è una strategia costruita, che non ha fatto gavetta nei partiti, ma forse è proprio questo il punto di forza, perché se c’è una cosa che spesso manca alla politica è proprio la capacità di lottare senza calcoli, senza convenienze, senza compromessi continui.
Ilaria le battaglie le fa sul serio e soprattutto non molla mai e questa è una qualità che non si insegna, non si improvvisa e non si costruisce a tavolino, o ce l’hai o non ce l’hai e troppo spesso chi fa politica oggi non ce l’ha.
La sua idea di città è chiara: inclusiva, attenta ai giovani, capace di abbattere le barriere non solo fisiche ma anche culturali, una città dove la tecnologia non diventa isolamento ma connessione, dove le fragilità non vengono nascoste ma trasformate in punti di forza ed è una visione che parte da un approccio umano prima ancora che amministrativo.
Resta ovviamente una sfida importante, perché la politica locale non è solo valori e testimonianza, è anche gestione, numeri, decisioni e lì si vedrà la capacità di trasformare una battaglia personale in azione amministrativa.
Una cosa è certa: in un panorama spesso piatto e prevedibile come quello delle elezioni di Arezzo, la candidatura di Ilaria Bidini rompe gli schemi, porta autenticità e rimette al centro una domanda che la politica dovrebbe farsi più spesso, cioè se è ancora in grado di rappresentare davvero le persone oppure no.
E forse è proprio da qui che bisogna ripartire.
Guarda l'intervista: Ilaria Bidini compie 40 anni: la sua battaglia ininterrotta contro il bullismo
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