Strutture ricettive sotto attacco: portali stranieri compromessi, CIN, sanzioni mirate 

Pubblicato il 9 marzo 2026 alle ore 07:00

di Massimo Gervasi

Arezzo sta diventando il laboratorio di una vicenda che merita di essere osservata con molta più attenzione di quanto finora sia stato fatto.


Decine di strutture ricettive extra-alberghiere si sono viste recapitare sanzioni per la mancata esposizione del codice CIN su alcuni portali turistici stranieri. Un obbligo previsto dalla normativa nazionale sugli affitti brevi, certo. Ma il modo in cui queste sanzioni stanno emergendo solleva interrogativi tutt’altro che banali.
Molti titolari di bed and breakfast e strutture extralberghiere sostengono infatti di non aver mai avuto alcun rapporto con alcune delle agenzie online dove comparivano i loro annunci. Tra queste piattaforme viene citato anche il portale spagnolo Stayforlong, che aggrega offerte turistiche provenienti da diversi circuiti internazionali.
Il problema è semplice quanto inquietante: se una struttura non ha mai autorizzato la pubblicazione di un annuncio su un determinato sito, come può essere ritenuta responsabile dell’assenza del codice CIN su quella pagina?
Ma c’è un altro aspetto che merita attenzione: dalle ricostruzioni che stanno circolando tra operatori del settore e associazioni di categoria, non sembrerebbe che le irregolarità siano state individuate attraverso un’attività di controllo diretta e minuziosa degli uffici comunali o della polizia municipale.

Secondo alcune testimonianze, le segnalazioni potrebbero essere arrivate da soggetti esterni, forse da società o laboratori informatici specializzati nel monitoraggio delle piattaforme online.
In altre parole: qualcuno potrebbe aver fornito ai vigili urbani elenchi di strutture prive di CIN su determinati siti. Se così fosse, la domanda diventa inevitabile: chi ha realizzato queste verifiche e soprattutto, per conto di chi?
C’è poi un dettaglio che molti operatori fanno notare e che merita un approfondimento serio. Sui medesimi portali turistici, le strutture alberghiere sembrano risultare correttamente identificate e complete delle informazioni richieste. Le carenze relative al CIN riguarderebbero invece quasi esclusivamente il mondo dell’extralberghiero: bed and breakfast, affittacamere, case vacanza.
Una coincidenza? Forse. Ma è una coincidenza che qualcuno dovrebbe spiegare.
Il rischio è che un sistema nato per garantire trasparenza nel mercato turistico si trasformi in un meccanismo paradossale: piattaforme straniere pubblicano annunci senza autorizzazione o senza aggiornare i dati richiesti dalla normativa italiana, mentre le sanzioni ricadono sui piccoli operatori locali che non hanno alcun controllo su quelle pubblicazioni.
In questo quadro fa piacere registrare la presa di posizione di alcune associazioni di categoria, in particolare Confcommercio e Confartigianato, che rappresentano molte delle imprese coinvolte e che hanno sollevato il problema chiedendo maggiore chiarezza sulle responsabilità di queste pubblicazioni online.
È un segnale importante, perché il settore dell’ospitalità diffusa rappresenta una parte significativa dell’economia turistica locale.
Allo stesso tempo, molti operatori sanno bene che difficilmente queste organizzazioni potranno spingersi oltre un certo livello di confronto istituzionale. Le associazioni di categoria collaborano quotidianamente con le amministrazioni comunali su numerosi tavoli tecnici e amministrativi, e questo rapporto inevitabilmente rende più complesso assumere posizioni di scontro frontale.
Ma proprio per questo la questione merita ancora più trasparenza. Se davvero le informazioni vengono raccolte da soggetti esterni e poi trasmesse alle amministrazioni, è legittimo chiedersi se non si stia assistendo a una nuova forma di pressione competitiva nel mercato turistico.
Perché a essere colpiti, almeno per ora, sembrano soprattutto i piccoli operatori dell’ospitalità diffusa. E allora la domanda finale è inevitabile: chi sta davvero combattendo la battaglia del CIN? Lo Stato per garantire trasparenza nel turismo oppure qualcuno che ha deciso di fare pulizia nel mercato partendo proprio dalle strutture extralberghiere? La vicenda merita chiarezza e soprattutto risposte.

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