di Rita Bruno
In Italia vengono allevati circa 550 milioni di polli all'anno. Oltre il 90% di allevamenti sono concentrati soprattutto nella pianura Padana e prevedono alte densità fino a 22 polli/m2. Nel dettaglio, ogni animale ha meno di un foglio A4 di spazio a disposizione. Esistono siti di produzioni biologiche e all'aperto, ma il modello intensivo prevale e gli animali sono concentrati in capannoni al chiuso per la produzione di carne a basso costo.
Impatto ambientale degli allevamenti
Nel prendere in esame le emissioni di gas serra, molti studi concordano nel ritenere che l'impatto delle carni rosse sia maggiore rispetto a quelle bianche.
Per gli allevamenti di pollame si potrebbe pensare ad un impatto ambientale meno importante. Pensando agli effetti delle attività agricole messe a confronto con la capacità di carico degli ecosistemi, ai limiti di sostenibilità, dall'allevamento di pollame nasce un problema.
A causa dell'altissima concentrazione di animali in spazi ridotti, la pressione degli allevamenti avicoli intensivi è mediamente più elevata rispetto ad altre forme di allevamento. I polli vivono a terra in contatto con la superficie del terreno così ché l'accumulo temporaneo di pollina o reflui ( letame), creando un odore acre, se non gestito adeguatamente può dare origine a problemi di inquinamento del suolo e delle falde acquifere. Gli allevamenti avicoli intensivi rappresentano una fonte concentrata di emissione di ammoniaca dando un carico elevato di nutrienti. Questo rilascio di nutrienti è spesso concentrato intorno ai capannoni causando il rischio di ruscellamento e lisciviazione inquinando così acque superficiali e sotterranee. Ci sono i contaminanti microbiologici contenuti nella pollina con residui di farmaci come antibiotici e microrganismi contaminando suolo e acqua favorendo l'antibiotico-resistenza.
Responsabili delle emissioni in atmosfera, parte consistente di ammoniaca contribuendo alla formazione di polveri sottili con inquinamento atmosferico locale. Notevole anche l'impatto olfattivo sulle comunità locali e nelle vicinanze degli impianti.
Greenpeace evidenzia e segnala ancora costruzione di nuovi maxi allevamenti in Piemonte, alle porte di riserve naturali, risaie e case private. Ad Arborio in provincia di Vercelli, il progetto che minaccia l'ambiente e la salute degli abitanti del luogo, ospiterà ben 275.000 galline ovaiole.
Il sistema di allevamento intensivo contribuisce alla deforestazione, alla perdita di biodiversità, inquinamento di acqua e aria oltre allo spreco di cibo.
Allevamento intensivo, fonte di epidemie?
Le condizioni degli allevamenti facilitano la trasmissione delle malattie.
L' influenza aviaria - HPAI - che colpisce principalmente uccelli selvatici e domestici, ben nota come malattia infettiva virale è altamente contagiosa tra loro. I sintomi possono essere diversi, le forme gravi causano direttamente morte improvvisa, letargia, creste e bargigli cianotici ed edematosi ovvero una carenza di ossigeno nel sangue o grave problema di circolazione. Se specifichiamo i sintomi nell'uomo sono simili all'influenza stagionale come febbre, tosse, mal di gola e dolori muscolari oltre a congiuntivite.
Il contagio umano avviene per contatto diretto con animali infetti, vivi o morti, oppure da ambienti contaminati, non vi è riscontro di trasmissione da uomo a uomo. Focolai di HPAI tra il 2024/25 sono stati riscontrati a livello globale, inclusa l'Italia con circa 60 focolai, colpendo sia uccelli che un numero crescente di mammiferi. Essere Animali che promuove il passaggio a un sistema alimentare senza consumo di prodotti animali, ha pubblicato un documento video dove sono stati abbattuti più di 4 milioni di animali allevati, mostrando lo smaltimento di migliaia di polli per un focolaio di aviaria.
Come prevenzione, viene raccomandata la massima biosicurezza negli allevamenti, l'isolamento dei volatili domestici da quelli selvatici e una rigorosa igiene per gli operatori.
Allevamento e benessere animale
La mancanza di benessere animale nella zootecnia intensiva è abbondantemente documentata in tante inchieste. In questo caso, la sofferenza dei polli viene quasi ignorata ed è tempo di prenderne coscienza. Video e foto all'interno di queste strutture intensive mostrano il trattamento a loro riservato. Cariole colme di pulcini, nati in incubatoio industriali, scaricate brutalmente nelle lettiere, sistema automatizzato di carico non gestito con consapevolezza stressando gli animali. Calci, strattoni e presi da un'ala e lanciati, schiacciamento sotto i piedi, lasciati agonizzanti tra i filari, carcasse in decomposizione fra polli vivi, diventando loro malgrado ancora una volta vittime dei loro simili per effetto di cannibalismo.
Le lettiere cariche di deiezioni provocano irritazione alla pelle, ferite e parti del corpo senza piumaggio compromettendo la biosicurezza.
A causa del rapido accrescimento dovuto alla selezione genetica, in soli 40 giorni raggiungono il peso di macellazione. Questo causa gravi problemi alle ossa, alla muscolatura e agli organi interni.
Per migliorare gli standard di vita dei polli da carne in allevamento, esiste il protocollo European Chicken Commitment (ECC) sottoscritto in Italia da aziende leader del settore.
L'iniziativa, promossa da oltre 30 ONG europee tra cui Compassion in World Farming che punta a trasformare gli allevamenti intensivi entro il 2026, garantendo trasparenza con controlli di enti terzi. Più di 300 adesioni in Europa, il settore della grande distribuzione italiana registra ancora una limitata partecipazione rispetto ai paesi del nord Europa.
L'obiettivo dell'ECC in Italia definisce il miglioramento delle condizioni di vita dei polli : ridurre la densità a m2 e maggiore disponibilità vitale, uso di ibridi a crescita più lenta, aumentare la luce naturale, offrire arricchimenti ambientali come posatoi e substrati per stimolare comportamenti naturali e garantire uno stordimento efficace in atmosfera controllata prima della macellazione. Propone sistemi di controllo organizzati da parte di enti terzi con la pubblicazione di report annuale.
Le adesioni al protocollo ECC si impegnano come segue: Carrefour Italia per i prodotti a marchio, il gruppo Fileni per l'intera produzione all'aperto, biologica e 20% della convenzionale, Eataly e Bofrost* Italia.
Molte aziende della ristorazione come la Kentucky Fried Chicken - KFC** e altri gruppi della grande distribuzione in Italia ancora mostrano una scarsa adesione. Viene confermato da Essere Animali, un ritardo del nostro paese sul tema. Il progetto che dovrà essere attuato entro il 2026, punta a ridurre in modo significativo le sofferenze di oltre 1,3 miliardi di polli ogni anno garantendo gli standard di trattamento richiesti dalle organizzazioni animaliste.
**Sbarcato in Italia nel 2014 con il suo pollo fritto dall'America oggi multinazionale Yum! Brands Inc. il Kentucky Fried Chicken - KFC conta oltre 150 ristoranti in 17 regioni italiane, con l'obiettivo di raggiungere i 200 punti vendita entro il 2027.
Il brand comprende i marchi Pizza Hut, Taco Bell e The Habit Burger Grill con più di 53.000 ristoranti in 155 paesi.
Rapida e abnorme crescita dei broilers
Qualche breve considerazione a proposito del rapido e abnorme accrescimento dei polli: pronti nel giro di 36/40 giorni li troviamo già confezionati in vari tagli nelle vaschette sui banchi dei supermercati. Il fenomeno del White Striping (striature bianche) è causato da patologie muscolari.
I tempi di crescita in solo 7 settimane, un broiler di 60 grammi raggiunge il peso di 3kg e più. Geneticamente selezionati per mangiare, questi polli soffrono di fame cronica.
Lo scopo ? Ottenere la massima quantità di carne nel minor tempo possibile.
Differenze con il lento accrescimento
In alternativa, le razze come Ranger Gold, Hubbard, Sasso a lento accrescimento crescono a un ritmo più naturale all'aperto o in siti biologici con costi diversi a cascata su tutta la filiera.
Prenderanno peso tra i 30 e i 45 grammi al giorno, riducendo significativamente le patologie muscolari e scheletriche. Raggiungeranno lo stesso peso dei broilers in tempi diversi dopo 60-70 giorni.
Ci sono lacune evidenti, si denota dalle inchieste giornalistiche una mancanza di personale adeguato e preparato. La consapevolezza del lavoro che viene svolto anche se in allevamento. È risaputo che alcuni operatori diventano ganci per l'informazione pubblica, i filmati lo testimoniano. Il dibattito sui metodi è in corso e resta aperto. Le leggi ci sono.
Dare possibilità di vita migliore nel rispetto del benessere animale e umano, è un dovere.
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