Il vertice europeo sulla competitività e il nuovo sistema di alleanze

Pubblicato il 16 febbraio 2026 alle ore 07:00

di Alessio Colletti

La settimana scorsa è avvenuta una riunione dei Paesi europei in Belgio per discutere progetti di riforma dell’Unione. 

Lo scorso 12 febbraio nel castello di Alden Biesen, in Belgio, i leader europei si sono confrontati su come superare l’impasse che attanaglia il Vecchio Continente. I temi principali delle discussioni sono stati la competitività del mercato unico e le strategie per migliorare il processo di governance dell’Unione.

Al termine della riunione i capi di stato e di governo si sono detti d’accordo sulla necessità di semplificare regole e burocrazia e di facilitare la crescita delle aziende europee in settori-chiave come quello della tecnologia, attraverso la regola del “buy european”.

E’ stato affrontato il grave problema degli alti costi dell’energia, un ostacolo non solo per le famiglie ma anche per la produttività delle società.

La questione della competitività industriale tornerà al centro dell’agenda comunitaria al Consiglio Europeo di marzo, dove si attendono decisioni per provare a rilanciare la centralità dell’Europa in un contesto mondiale sempre più multipolare.

Digitalizzazione, politiche industriali, sicurezza economica e equilibri geopolitici sono gli ambiti che maggiormente denotano un’Europa vulnerabile e smarrita davanti alle sfide lanciate da Stati Uniti, Cina e potenze emergenti. Indipendentemente dalle conclusioni che arriveranno dal summit di marzo è ormai chiaro agli occhi di tutti che il Vecchio Continente va ricoprendo un ruolo gradatamente più marginale nello scacchiere globale. Solo un’Europa veramente coesa potrebbe invertire questa tendenza, ma ad oggi non si intravedono motivi perché si possa arrivare a un simile traguardo. Le divisioni interne sono profonde e le superpotenze esterne non hanno alcun interesse a veder realizzata una tale aspirazione. Non è infatti un mistero che attori come gli Stati Uniti o la Russia percepiscono una prospettiva di questo tipo come una minaccia al loro status quo.

Italia e Germania più vicine

Uno dei punti salienti degli incontri di quest’ultimo periodo è la rinnovata sintonia fra Italia e Germania. Invece emergono differenze fra Merz e Macron. Il presidente francese ha più volte fatto sentire la sua preoccupazione per la perdita di importanza del Vecchio Continente. Parigi chiede una revisione dei Trattati e il superamento della regola dell’unanimità per le decisioni del Consiglio al fine di rendere più rapide ed efficaci le delibere dell’Unione Europea. Inoltre Macron sta insistendo perché siano adottati gli Eurobond, cioè obbligazioni di debito comune per sostenere il rilancio industriale e una maggiore integrazione nell’ambito della difesa militare. Sempre l’inquilino dell’Eliseo spinge per politiche più autonome da Washington con l’obiettivo di arrivare a un’Europa meno accondiscendente nei confronti degli Usa. La postura della Francia non discende da un improvviso innamoramento per l’archetipo dell’Europa unita ma, anche in questa circostanza, rappresenta piuttosto l’effetto di un interesse nazionalistico: le casse pubbliche di Parigi hanno il “fiatone” e l’emissione di debito comune costituirebbe una decisa boccata d’ossigeno. Italia e Germania non condividono questo approccio, sicuramente per divergenze strategiche ma anche per le pressioni che ricevono oltreoceano. Merz è oggi più vicino alle posizioni della Meloni e gli ultimi accordi fra Roma e Berlino lo dimostrano.

Italia e Germania respingono un ricorso al debito comune (più i tedeschi per la verità), rifiutano un irrigidimento della posizione da tenere contro Trump (più la Meloni in questo caso) e meditano di potenziare la propria collaborazione nel campo militare. Infatti, diverse fonti hanno lasciato trapelare che la Germania sarebbe interessata a entrare nel progetto del “Global Combat Air Programme” che vede Italia, Regno Unito e Giappone impegnate nella realizzazione del famoso “super caccia” di sesta generazione che dovrebbe vedere la luce entro il 2035. Il nostro governo sta investendo pesantemente su questo velivolo e, nel caso venisse confermata l’indiscrezione di un imminente ingresso tedesco nel programma, si tratterebbe di un colpo di scena non indifferente: fino ad oggi la Germania ha portato avanti un percorso parallelo con la Francia, ma gli attriti fra le società incaricate del lavoro potrebbero portare alla fine di questa collaborazione con un danno agli interessi e all’immagine di Parigi. 

Altro punto su cui Roma e Berlino stanno saldando le rispettive posizioni è quello nelle relazioni con i Paesi del Golfo Persico e l’India. La partnership italo-tedesca vuole un potenziamento dei rapporti commerciali con Paesi arabi e India. Questo progetto è destinato a veder crescere il ruolo dei porti di Trieste e Genova, perché al centro degli scambi fra Europa e Oriente. 

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.