Il monte Amiata: lo scempio del disboscamento senza compensazione ambientale

Pubblicato il 6 luglio 2026 alle ore 07:00

Servizio di Lorenzo Mancineschi - Riprese a cura di Riccardo Mansi

Mentre la Regione Toscana riattiva il percorso di verifica delle Aree Naturali Protette di Interesse Locale (ANPIL) — come previsto dalla legge regionale sulla tutela del patrimonio naturalistico e nel quadro delle strategie europee per la biodiversità e la Nature Restoration Law — sul territorio si consuma un vero e proprio scempio ambientale. Lorenzo Mancineschi de Il Giornalista Scomodo accende i riflettori su quanto sta accadendo nel Comune di Castiglione d’Orcia dove è in corso un taglio boschivo su vasta scala, con intere aree rase al suolo e sentieri naturalistici totalmente deturpati, un intervento che viola e ferisce profondamente il valore paesaggistico di questi luoghi.

I boschi italiani sono tutelati dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. n. 42/2004), il quale stabilisce che qualsiasi trasformazione richieda specifici nulla osta regionali. La situazione appare ancora più paradossale se si considera che, nel giugno del 2025, i Comuni dell’Unione Amiata Val d’Orcia (Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio, San Quirico d’Orcia, Radicofani e Castiglione d’Orcia) hanno approvato un nuovo regolamento forestale. Questo testo ha introdotto sanzioni più severe proprio per contrastare quelle modalità di taglio e smacchio che danneggiano pesantemente i sentieri e i terreni, provocando un impatto visivo degradante che penalizza la fruizione turistica delle foreste durante tutto il periodo di apertura dei cantieri.

Oltre al danno estetico e alla compromissione del turismo, l'attuale gestione degli interventi comporta rischi ecologici concreti e immediati che destano forte preoccupazione. La rimozione drastica e massiccia della copertura arborea amplifica sensibilmente il pericolo di incendi in piena stagione estiva, a causa dell'accumulo di residui secchi sul suolo, ed espone contemporaneamente il territorio a un serio rischio di dissesto idrogeologico dovuto all'erosione del terreno non più protetto dalle radici. La prolungata durata dei lavori solleva inoltre forti interrogativi su quanto tempo dovrà passare prima che vengano messe a dimora le necessarie e urgenti opere di compensazione ambientale, svelando una gestione contraddittoria in un momento storico che richiederebbe invece la massima attenzione per il ripristino degli ecosistemi e dei corridoi ecologici.

Questo scenario locale contrasta nettamente con le più recenti politiche istituzionali su scala nazionale ed europea. Si sono infatti da poco chiuse le consultazioni per il Piano Nazionale di Ripristino della Natura (PNR), promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Attraverso questa iniziativa sono stati raccolti i dati regionali su interventi, progetti e risultati ottenuti, con l'obiettivo di delineare un quadro strategico condiviso per l'individuazione di criteri nazionali in linea con il Restoration Regulation (Regolamento Europeo 2024/1991). Questo piano, esteso fino al 2050, mira specificamente a salvaguardare la biodiversità e a proteggere il Paese dai cambiamenti climatici e dal dissesto idrogeologico; obiettivi che, guardando al caso di Castiglione d’Orcia, rischiano di essere vanificati dal timore, più che lecito, di uno sperpero di denaro pubblico e di un definitivo deturpamento di un prezioso bene paesaggistico.

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