di Rita Bruno
La filiera opaca che dall'Est Europa porta in Italia centinaia di migliaia di cuccioli ogni anno: le "puppy mill" di Romania, Ungheria e Slovacchia.
Trasporti in gabbie arrugginite, passaporti falsi, annunci on-line, l'accattonaggio e le norme che cercano di contrastare il fenomeno. Dagli allevamenti intensivi dell'Est attraversando l'Europa, emerge una cruda realtà. Cosa dicono le inchieste, i sequestri e la normativa? C'è un traffico che non fa rumore perché ha il muso tenero: quello dei cuccioli di cane. Ogni anno centinaia di migliaia di cuccioli vengono deportati attraverso l'Europa, secondo la campagna "Protect our Pets" dell'Eurogroup for Animals, rilanciata dalla LAV si tratta di circa 300.000 cuccioli all'anno.
Un traffico che, solo in Italia, è un business da circa 300 milioni di euro l'anno, legato al valore economico degli animali venduti. In alcune fasi è arrivato a muoversi a un ritmo impressionante, secondo gli esperti della LAV, ne arrivano fino a duemila a settimana. Dietro i fiocchi e i nastrini delle foto vistose, esiste una filiera industriale, fatta di gabbie arrugginite, madri sfruttate a ciclo continuo, veterinari compiacenti e annunci online che promettono l'amico perfetto.
La fabbrica: le "puppy mill" dell'Est Europa
Il punto di partenza della filiera sono le puppy mill, veri e propri allevamenti intensivi dove i cani sono "produzione" e le femmine fattrici partoriscono senza sosta. Il fenomeno è descritto con precisione: sono strutture dove vengono ignorate le necessità delle madri e dei cuccioli "Inhumane high-volume dog breeding churn out puppies for profit ignoring the needs of the pups and the mothers". Si trovano soprattutto in Paesi dove i controlli sono più deboli e i costi di produzione più bassi: Romania, Ungheria, Slovacchia, Polonia, Serbia.
In Europa, il giro d'affari è stimato in milioni di euro e avviene "sotto gli occhi di tutti". Le modalità di funzionamento, capannoni pieni di gabbie, cuccioli ammassati e venduti come "di razza", sono state documentate da inchieste giornalistiche.
La California è il primo Stato americano ad aver vietato la vendita di cuccioli provenienti da queste strutture, già nell'ottobre 2017, mentre in Italia si continua a importarne.
Il trasporto: gabbie, falsi passaporti e veterinari compiacenti
Il secondo anello è la logistica. I cuccioli vengono caricati su furgoni e autovetture e attraversano l'Europa in condizioni disumane. Un caso del 2026 emblematico descrive una situazione alla dogana di Latisana - Udine. I militari hanno sequestrato 19 cuccioli di cane di grossa taglia stipati in sei gabbie in condizioni "gravemente inadeguate", sequestrando anche 14 passaporti per animali e 12 fiale di farmaci. Per il conducente e il proprietario del veicolo, entrambi cittadini stranieri, sono scattate le denunce per maltrattamento di animali e documentazione falsificata.
Il quadro è confermato dalle statistiche dei controlli: da inizio anno, in autostrada sono stati sequestrati 450 animali, con libretti falsi e cuccioli che purtroppo spesso muoiono nel tragitto. In poco più di un mese, tre blitz hanno portato al sequestro di 115 cuccioli di varie razze. Il traffico è favorito da un'organizzazione capillare che coinvolge allevatori, trasportatori, negozianti e anche veterinari. Alle razze di moda, come Pomerania, Chihuahua, Bulldog francese, è dedicato un interesse specifico, alimentato dai social, come evidenziato da Noi Associazione Antimafia.
La scheda identificativa del cane è un atto pubblico e chi mente, dal pedigree al veterinario che compila i dati, commette il reato di falso in base al Codice penale.
La regola che viene aggirata: 12 settimane, 15 settimane, TRACES
Per capire l'illegalità bisogna conoscere la norma che viene sistematicamente aggirata. Un cucciolo non può viaggiare liberamente tra Paesi UE prima di un certo sviluppo immunitario. La vaccinazione antirabbica non può essere somministrata prima delle 12 settimane di età e il viaggio è possibile solo dopo ulteriori 21 giorni, quindi a partire dalla quindicesima settimana, circa tre mesi e mezzo. I cani di età inferiore alle 12 settimane non possono essere portati all'estero. Il riferimento europeo è il Regolamento CE 576/2013 e 577/2013 che impone passaporto e certificazioni. Il passaporto europeo deve essere rilasciato da un veterinario autorizzato e resta obbligatorio per tutti i movimenti tra Paesi UE.
È esattamente su questi requisiti, età minima, antirabbica, passaporto autentico, che si concentra la frode. I cuccioli trasportati sono troppo giovani, le vaccinazioni non sono state effettuate nei tempi, i passaporti sono falsi o riferiti ad altri animali, i microchip non corrispondono. È il cuore del sistema, il collo di bottiglia già visto: TRACES, la banca dati europea dei movimenti, che traccia il viaggio ma non garantisce che i dati siano veritieri.
Allevamenti fantasma, le indagini arrivano fino in Italia
Le procure hanno ricostruito filiere complete. Il caso più noto riguarda i Bulldog francesi provenienti dalla Romania. I carabinieri forestali del Nucleo Cites di Venezia hanno smantellato un traffico di cuccioli di razza allevati in un allevamento che in realtà non esisteva, un allevamento di cani fantasma, rinviando a giudizio quattro persone per traffico illegale. Simile l'indagine dei carabinieri forestali di Lodi e Milano: cuccioli importati illegalmente dall'Ungheria senza autorizzazioni, con nove indagati.
Non si tratta solo di traffico dall'Est: il 2026 ha portato anche al sequestro di un allevamento nel Pisano, dove la Guardia di Finanza di Pisa, i Carabinieri Forestali e i veterinari della ASL Toscana Centro hanno salvato circa 100 barboncini detenuti in condizioni incompatibili con il loro benessere, un allevamento-lager su cui la Procura indaga per maltrattamenti.
Gli anelli finali: annunci online, negozi e pseudo-adozioni
A destinazione, la filiera si maschera da normalità. I cuccioli escono dal furgone per finire in negozi, in annunci su internet o in vendite private. Il canale online è quello che ha il maggiore appeal per chi cerca un cucciolo a prezzi convenienti ed è anche quello dove proliferano le frodi. Annunci che sembrano perfetti, pagamenti urgenti e cuccioli mai consegnati. Nel 2026, una donna di Parma ha versato 900 euro per vendita fittizia di un cucciolo, a testimonianza di come il truffatore online sia spesso l'ultimo anello visibile di un sistema molto più grande.
La regola d'oro per chi acquista è non pagare mai per un cucciolo non ancora nato o non svezzato senza aver visto la cucciolata, il consiglio ricorrente è semplice quanto radicale: non comprare online.
Il lato più crudele: cuccioli e accattonaggio
Una parte di questo traffico non serve a vendere animali da compagnia, ma a sfruttare la loro fragilità. I cuccioli finiscono nelle mani di chi li usa per chiedere l'elemosina: cuccioli di poche settimane vengono sedati per restare immobili per ore e scambiati tra mendicanti, a rotazione. In Italia, l'accattonaggio con animali è un ramo della tratta. La legge vieta espressamente l'accattonaggio con animali e, in particolare, con cuccioli di qualsiasi specie di età inferiore ai 180 giorni. Il fenomeno è così radicato che associazioni come LEIDAA hanno attivato un servizio per raccogliere le segnalazioni dei cittadini, mentre in Toscana e specialmente a Firenze si parla ormai di "elemosina dei quattro zampe", tra cuccioli, monetine e sfruttamento.
Il profilo penale e le norme in vigore
Il traffico di cuccioli è perseguito attraverso un intreccio di norme. Sul versante penale, il maltrattamento di animali e uccisione come da art. 544-ter c.p. e 544-bis c.p. è punibile con reclusione e ammenda. La Legge 6 giugno 2025, n. 82 ha inasprito il quadro penale e si affianca la normativa speciale sul traffico illecito di cuccioli Legge 201/2010. Il nodo è sempre lo stesso: manca una legislazione unica europea e di controlli armonizzati che seguano l'animale dall'allevamento alla famiglia, così come richiesto dalla LAV.
La soluzione: tracciare, non importare per abitudine
La risposta più efficace non è solo repressiva. Serve un cambio di paradigma: acquistare solo da allevamenti nazionali certificati e tracciabili. Preferire l'adozione nei canili che in Italia sono pieni di animali in cerca di famiglia e sostenere il recepimento del primo regolamento europeo dedicato al benessere e alla tracciabilità di cani e gatti. Nel suo rapporto "Animali in Città" del 2026, Legambiente chiede anche l'integrazione tra le banche dati e un'adeguata formazione di chi prende un animale.
Il traffico dei cuccioli è un'industria dell'opacità, chiude con la trasparenza, non con i nastrini. Ogni cucciolo comprato a buon mercato da un furgone, non è un affare, è frutto di uno sfruttamento.
Leggi anche: Cani all'estero e staffette: anatomia di un business opaco
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