di Tania Amarugi
Probabilmente la prossima sarà un’estate più calda e più soleggiata del solito a Grosseto.
Il piano di abbattimento di ben 215 alberature deciso dal Comune per il 2025 e 2026 va avanti con la conferma delle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato e nonostante le proteste di comitati di cittadini e associazioni ambientaliste. Gli interventi riguardano il centro della città, zone limitrofe e frazioni con la promessa di reimpianto per compensare gli alberi tagliati.
In piazza Ponchielli si è costituito un comitato di cittadini residenti che hanno iniziato una lunga battaglia a difesa dei platani che ombreggiano da anni quella zona, cercando un’interlocuzione con l’amministrazione comunale per salvare i 4 condannati al taglio. Alla fine di novembre 2025 è stato incaricato un perito agrario laureato di redigere un’indagine fitostatica, con rilievi visivi, che evidenzia una carente e inadeguata manutenzione e due interventi precedenti di capitozzatura che non hanno giovato alle piante e suggerisce interventi di salvataggio e di buone pratiche. A fine febbraio di quest’anno, l’assessore ai lavori pubblici ha parlato dell’argomento in una seduta del Consiglio Comunale ma, secondo il comitato, sarebbero state dette molte e gravi imprecisioni. Fino ad arrivare ai giorni nostri in cui su quattro platani soltanto uno è stato salvato perché ha un grosso nido sulle proprie fronde e al loro posto sono stati collocati tre esili arbusti.
Abbattimento di alberi pubblici
In Italia, l'abbattimento di alberi pubblici è regolato da norme statali, in particolare la Legge 10/2013 e dai regolamenti comunali che impongono il censimento del verde, autorizzazioni specifiche e spesso la compensazione ambientale. L'abbattimento è lecito solo per comprovate ragioni fitosanitarie, di sicurezza o di pubblica utilità.
Alcuni cittadini dicono che dal piano di abbattimento originario sono stati esclusi circa 30 alberi e non è dato sapere perché e per quale motivo questa deroga non abbia interessato piazza Ponchielli. Insomma, l’impressione è che proprio a ridosso dell’estate il Comune non intenda sospendere né tantomeno rivedere la decisione di mutare la fisionomia della città preferendo resistere a battaglie legali, utilizzando denaro pubblico piuttosto che tentare una mediazione con coloro che, con dati tecnici in mano, propongono soluzioni alternative e meno invasive. Questo porterà ad altri scontri giudiziari tra l’ente pubblico e i cittadini che ora chiedono alla magistratura di verificare e approfondire la vicenda. Forse si poteva evitare tutto ciò
Ultimi Articoli pubblicati
Riforma della Difesa: concentrazione di potere e vuoto di accountability
di Davide Belcuore
ENPAPI, il voto non basta: ora fuori le carte
di Massimo Gervasi
Restauri da favola, acqua da incubo: il paradosso delle Terme di Roselle
di redazione
Riduzione in schiavitù, violenze e truffe: i Carabinieri smantellano la comunità di Almese
di Rita Bruno
Alessandro Di Battista, tra militanza, crisi e ritorno pubblico
di Rita Bruno
Il lato occulto delle adozioni del cuore: quando il volontariato diventa business
di Rita Bruno
Aggiungi commento
Commenti