Alberi giù per lo sport: quando gli eventi sportivi cambiano il paesaggio

Pubblicato il 4 maggio 2026 alle ore 13:39

di Rita Bruno

In Francia oltre 800 alberi abbattuti per mettere in sicurezza la strada del Ballon d'Alsace prima del passaggio del tour.  In Italia, polemiche simili hanno accompagnato il giro d'Italia a Perugia e il cantiere della pista da Bob di Cortina. 

Tra esigenze di sicurezza, accelerazione amministrative e proteste ambientali, i grandi appuntamenti sportivi finiscono spesso per incidere sul territorio molto più di quanto racconti la retorica dell'evento. 

Il caso arriva dalla Francia, ma il dibattito parla anche italiano.  Sulla strada dipartimentale 466 che resterà chiusa per circa un mese, da metà aprile a metà maggio,  vengono abbattuti secondo alcune ricostruzioni quasi 900 alberi nell'ambito di un intervento di messa in sicurezza della carreggiata in vista del doppio passaggio del Tour de France 2026. Ufficialmente si tratta di eliminare alberi secchi, malati o pericolosi.  Una coincidenza  che inevitabilmente accende polemiche. 

Oltre all'ambiente, il danno economico locale

La chiusura della strada per un lungo  periodo all'inizio della stagione turistica sacrifica e compromette il lavoro degli operatori locali e commercianti.  Nessuno nega la necessità di mettere in sicurezza quel tratto : secondo quanto riportato nell'inchiesta di France 3, i tagli erano considerati utili da anni.  Il problema semmai è il tempo per arrivare a  decidere. Ancora una volta, la manutenzione ordinaria sembra diventare urgente solo quando arriva il grande evento.

Una dinamica già vista in Italia 

A Perugia, nel 2024, il passaggio del giro d'Italia nella zona di Casaglia fu accompagnato da forti contestazioni per l'ordine di intervenire sulla vegetazione lungo il percorso. Una ricostruzione di Tag24 Umbria -  Quotidiano online dell'Ateneo Niccolò Cusano -  parlò di 12 querce coinvolte e di lettere inviate ai proprietari frontisti per imporre potature, rimozione di rami e abbattimenti di piante in cattivo stato. La questione non fu soltanto tecnica, ma politica e simbolica : residenti e proprietari contestarono il fatto che una simile attenzione alla sicurezza e al decoro si concentrasse proprio sul tratto interessato della corsa.

Nel caso Umbro emerse un altro elemento tipico delle grandi manifestazioni sportive contemporanee: l'effetto vetrina.  Tag24 Umbria scrive a proposito di interventi legati anche all'immagine televisiva dell'evento, alla necessità di offrire riprese più pulite e scenografiche per droni ed elicotteri.

Il paesaggio non è più solo spazio pubblico da amministrare, ma sfondo da rendere presentabile per la diretta globale. È qui che il confine tra sicurezza e maquillage territoriale diventa sottile. 

Cortina racconta invece il livello successivo: quello della trasformazione infrastrutturale permanente. 

Nel febbraio 2024 l'avvio del taglio dei larici nel bosco di Ronco per il cantiere della nuova pista da Bob Eugenio Monti divenne uno dei simboli delle polemiche attorno alle Olimpiadi invernali di Milano-cortina 2026. Il Fatto Quotidiano parlò inizialmente di 500 Larici abbattuti, mentre nei mesi successivi i numeri ufficiali furono diversi. Nel novembre 2024, Simico -  società infrastrutture Milano Cortina 2026 - indicava in 825 gli alberi tagliati, pari al 61% del volume boschivo autorizzato. Nel febbraio 2026,  Luca Zaia - Presidente del consiglio regionale del Veneto - ha parlato invece di 856 alberi abbattuti, rivendicando contestualmente la piantumazione compensativa di 10.000 nuove piante.

Quell'ambiente è stato deturpato e non sarà più lo stesso.  Le nuove essenze non saranno collocate dove  originariamente sono stati  sradicati i loro predecessori.

In Europa

Uno dei casi più nitidi  risale a Crans-Montana, in Svizzera. In occasione dei campionati mondiali di sci alpino del 1987, gruppi ambientalisti protestarono contro il disboscamento di 12,3 acri di foresta necessario per allargare le piste. La controversia durò due anni e arrivò fino alla corte suprema Svizzera che autorizzò definitivamente i lavori. 

Un promemoria storico è importante, il conflitto tra sport e copertura forestale in Europa non nasce oggi 

Parigi attorno alla Torre Eiffel, in vista dei Giochi, il comune aveva previsto una riqualificazione dell'area con nuovi servizi e una riorganizzazione degli spazi pubblici. Il progetto non portava anche il possibile taglio di alberi maturi. France24/AFP  riferiva di un piano di circa 20 alberi  e un platano secolare coinvolto prima che il Comune cancellasse del tutto i nuovi edifici ai piedi della torre e facesse marcia indietro dopo proteste e petizioni.  Il nesso con lo sport non era quello di una pista o di una gara, ma di una trasformazione urbana accelerata dalla scadenza olimpica. 

Uno dei casi più recenti in Lituania, Vilnius, dove il nuovo stadio Nazionale ha innescato polemiche per il taglio intensivo di alberi nell'area del cantiere e lungo la viabilità circostante. 

Le autorità spiegano che non si tratta solo dello stadio ma della ricostruzione di uno snodo stradale con rampe, muri di sostegno e barriere antirumore destinati a gestire il traffico futuro generato dal complesso sportivo. 

Un déjà vu, un copione ben noto : gli alberi non cadono per lo stadio ma per l'ecosistema infrastrutturale che lo stadio porta con sé.

Questi casi disegnano una geografia Europea molto precisa. Nelle aree Alpine il conflitto passa per piste e boschi; nelle capitali per il verde urbano riplasmato in vista dei giochi; nelle città che puntano sul nuovo impianti per gli alberi sacrificati alla viabilità, alla sicurezza alla logistica. 

Non sempre l'evento è la causa esclusiva dell'abbattimento, spesso ne è il moltiplicatore. Da lì l'evento impone la velocità, comprime il dissenso, rende politicamente praticabile ciò che prima era rinviato.  

Gli alberi, patrimonio comune?

Francia e Italia mostrano tre varianti della stessa storia. Nel caso del Ballon d'Alsace, Il Tour accelera un intervento di sicurezza rimasto in sospeso. 

A Perugia il giro riapre il tema di una manutenzione selettiva, fatta per il giorno della corsa più che per la vita quotidiana dei residenti. 

A Cortina l'evento sportivo diventa il motore di un cambiamento strutturale del territorio, con costi ambientali e simbolici ben più alti. 

Cambiano scala e contesto ma il punto forse non è negare che sicurezza e organizzazione richiedono interventi. 

Il punto invece è capire perché troppo spesso il territorio venga curato soltanto quando deve essere mostrato. 

E così gli alberi, da patrimonio comune, diventano variabile sacrificabile nell'economia dello spettacolo sportivo. Dall'Europa la lezione è sempre la stessa : nel momento in cui lo sport diventa una vetrina globale, il paesaggio smette di essere sfondo trasformandosi in infrastruttura.

Per il nostro ambiente nasce una riflessione : la retorica dei grandi eventi mostra la sua contraddizione più profonda. Si parla di promozione del territorio, ma spesso lo si normalizza. Si invoca la sostenibilità, ma si negozia sul verde come se fosse una variabile contabile. 

Le promesse sono tante come compensazione, ripiantumazione, riequilibrio, ma il tempo biologico di un albero maturo non coincide con il tempo politico di un cantiere né con quello mediatico di una Olimpiade o di un Tour.

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