di Massimo Gervasi
Nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo tornerà l’ora legale. Alle 2:00 gli orologi passeranno direttamente alle 3:00: dormiremo un’ora in meno ma avremo più luce la sera.
È una routine che si ripete ogni anno. Quello che molti cittadini però non sanno è che il risparmio energetico reale è ormai molto limitato. Secondo i dati di Terna, l’ora legale negli ultimi anni ha prodotto in Italia un risparmio di circa 340 milioni di kWh, pari a circa 90 milioni di euro.
Sembrano cifre importanti, ma se confrontate con il consumo totale di energia elettrica del Paese rappresentano meno dello 0,2% dei consumi nazionali.
In altre parole: si cambia l’orologio a quasi 60 milioni di italiani per un beneficio energetico molto ridotto.
Abolizione del cambio ora in Europa
E pensare che, l'Europa voleva abolire il cambio dell’ora. Infatti nel 2018 la Commissione europea avviò una consultazione pubblica sul tema. Il risultato fu clamoroso: l’84% dei cittadini europei si dichiarò favorevole all’abolizione del cambio dell’ora.
Nel 2019 il Parlamento europeo votò per eliminarlo. Eppure non è cambiato nulla.
Il motivo è sorprendentemente semplice: gli Stati europei non riescono a mettersi d’accordo. Il nodo è quale orario mantenere stabilmente: ora solare oppure ora legale permanente.
Senza accordo tra i governi, la riforma è rimasta bloccata nei cassetti di Bruxelles.
Così, nonostante il voto dei cittadini europei e una decisione del Parlamento europeo, ogni anno continuiamo a fare la stessa operazione: spostare le lancette avanti in primavera e indietro in autunno.
Una soluzione temporanea che dura ormai da anni. La domanda, a questo punto, è inevitabile: se il beneficio energetico è minimo e i cittadini avevano già espresso la loro opinione, perché la politica europea non riesce a decidere?
Forse perché cambiare davvero qualcosa richiede accordi e responsabilità. Molto più semplice, invece, continuare a spostare le lancette e rimandare la decisione all’anno successivo.
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