di Tania Amarugi
Secondo i dati più recenti di organizzazioni come Reporter Senza Frontiere (RSF) e la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ), i giornalisti incarcerati nel mondo si attesta tra i 516 e i 567 alla fine del 2024 e inizio 2025, a seconda del rapporto specifico e dei criteri di inclusione.
Queste cifre riflettono un trend preoccupante, con un aumento costante degli arresti e delle detenzioni arbitrarie di professionisti dei media, spesso senza un giusto processo. I giornalisti non muoiono per caso, ma vengono uccisi o imprigionati dai regimi per il loro lavoro di informazione.
Secondo quanto riporta dall'Agenzia Agi questi numeri sono cresciuti perché la professione giornalistica è sempre più “scomoda”.
Giornalisti incarcerati: classifica dei paesi
Il Paese in testa alla classifica sarebbe la Cina con 114 casi, poi Myanmar con 62 e la Russia con 52. Segue la Bielorussia con 49 giornalisti in carcere, il Vietnam con 38. Sia in Israele, che Iran e Azerbaigian ci sono 26 operatori dell’informazione ristretti.
Molte sono anche le donne giornaliste imprigionate, in particolare, 11 in Cina, 12 in Russia, 11 in Bielorussia e in Azerbaigian e 8 in Myanmar. Nel novero dei giornalisti presenti nelle carceri ci sono anche freelance, reporter investigativi, traduttori, documentaristi e membri di associazioni umanitarie
Secondo Rsf, ci sono anche 55 i giornalisti tenuti in ostaggio: 38 in Siria, nove in Iraq, quattro in Yemen, due in Mali, uno in Messico e uno in Camerun.
La professione giornalistica si conferma una delle più rischiose al mondo. I dati recenti diffusi dalle principali organizzazioni per la libertà di stampa dipingono un quadro allarmante, con decine di professionisti dell'informazione uccisi nell'esercizio delle loro funzioni. Il conflitto in corso nella Striscia di Gaza è emerso come l'epicentro di questa violenza.
Rischi per i giornalisti
Questi numeri eccezionalmente alti evidenziano i rischi immensi che i reporter devono affrontare. Già nel 2023, si registrava una media di un giornalista o operatore dei media ucciso ogni quattro giorni a livello globale; nel 2024, questa frequenza è salita a uno ogni tre giorni, indicando un'escalation della minaccia.
Il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) ha chiesto indagini approfondite su ogni singolo caso, specialmente per i giornalisti palestinesi uccisi a Gaza. Le organizzazioni per i diritti umani sottolineano che la copertura mediatica dal campo è fondamentale, poiché è grazie al coraggio e alla determinazione di questi giornalisti che i cittadini del mondo non possono "distogliere lo sguardo" dalle atrocità in corso, come evidenziato in un recente discorso del giornalista australiano Kerry O'Brien.
Minacce e violenze ai giornalisti
Oltre ai conflitti armati, i giornalisti devono fare i conti con minacce legali, violenza fisica e attacchi online. Quasi il 75% delle donne giornaliste intervistate dall'UNESCO ha subito violenza online, e una su quattro ha ricevuto minacce fisiche o di morte. L'uso crescente dell'intelligenza artificiale per amplificare gli abusi, attraverso deepfake e doxxing, rappresenta una nuova e insidiosa sfida per la sicurezza dei media.
La comunità internazionale è chiamata a rafforzare le azioni per contrastare la violenza e l'impunità per i crimini commessi contro i giornalisti, garantendo che possano svolgere il loro ruolo vitale di informazione senza timore di ritorsioni. Le fonti per questi dati includono organizzazioni come RSF e CPJ, i cui siti web offrono statistiche aggiornate e approfondimenti (ad esempio, è possibile consultare il sito ufficiale di RSF o il sito del CPJ per maggiori informazioni).
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