di Rita Bruno
"A diferencia de usted, yo seré un perro, pero no tengo amo."
A differenza sua, sarò un cane, ma non ho padrone, tuona al Congresso dei Deputati, quando, replicando alle provocazioni, risponde il Presidente Spagnolo. Dopo lo stop parlamentare, il premier ripropone i decreti casa e rilancia la sfida alle urne del 29 novembre. La Spagna torna alle urne domenica 29 novembre 2026. Pedro Sánchez ha annunciato il voto anticipato dalla Moncloa il 5 ottobre. La decisione arriva dopo la bocciatura dei due decreti sulla casa. A respingerli sono stati, tra gli altri, il Partito Popolare, Vox e gli indipendentisti catalani di Junts.
Al centro dello scontro ci sono affitti e sfratti. Le misure prevedono maggiori tutele per gli inquilini vulnerabili e interventi sui contratti di locazione. Il Governo spagnolo non ha trovato i voti necessari per farle passare.
Sánchez ha scelto di chiedere agli elettori una maggioranza progressista più ampia. Ha deciso di sciogliere le Camere e anticipare il voto.
Resta alla guida del Governo, mentre il regime degli affari correnti scatterà dopo le elezioni, fino all’insediamento del nuovo esecutivo.
Il rilancio dei decreti sulla casa
Dopo lo stop parlamentare, Sánchez torna alla carica, un politico che non si gira dall'altra parte. Questione di umanità.
Il 6 ottobre, il Consiglio dei Ministri ha approvato due nuovi decreti sulla casa. I testi riprendono gran parte delle misure bocciate, con alcune aggiunte. Tra queste, 280 milioni di euro in garanzie per favorire la costruzione industrializzata di abitazioni e 400 milioni per sostenere l’edilizia sociale.
MariCarmen Abascal, 87 anni, è morta il 7 ottobre senza poter tornare nella casa di Madrid da cui era stata sfrattata, diventando un simbolo delle proteste per il diritto all’abitare. Sánchez le aveva rivolto un messaggio pubblico: "Maricarmen, tengo un mensaje para ti" che tradotto inviava pubblicamente un messaggio alla Signora, annunciando l’imminente approvazione del decreto sulla casa.
Il percorso, però, non è concluso. Dopo lo scioglimento delle Camere, la convalida spetta alla Diputación Permanente del Congreso, l’organo che mantiene alcune funzioni parlamentari tra una legislatura e l’altra.
Il decreto sul rinnovo automatico degli affitti entrerà in vigore soltanto se otterrà quel voto. Per questa misura, Sánchez ha riconosciuto di non avere ancora una maggioranza sufficiente. Il rilancio non è dunque una vittoria parlamentare già acquisita.
Un cane ma senza padrone
La grinta resta uno dei tratti della sua comunicazione politica. Lo mostra una replica al leader di Vox, Santiago Abascal, durante uno scontro al Congresso: "A differenza sua, sarò un cane, ma non ho padrone". Sánchez ha ripreso un insulto rivolto contro di lui e lo ha trasformato in una rivendicazione di autonomia.
Qui nasce l’immagine del randagio politico. Non un leader senza direzione, ma uno che rivendica di non avere un padrone. La metafora restituisce il suo stile combattivo. Non prova un’indipendenza assoluta da partiti o interessi economici. Ma riassume il messaggio con cui affronta gli avversari, non arretrare sotto pressione.
La difesa del welfare anche sul piano internazionale
Questa impostazione emerge anche nel confronto sulla spesa militare. Nel giugno 2025 Sánchez ha respinto l’obiettivo di destinare il 5% del Pil alla difesa. Ha sostenuto che la Spagna potesse soddisfare le capacità richieste dalla Nato con il 2,1%. E ha motivato la scelta anche con la necessità di proteggere il welfare.
Il punto, nella sua narrazione, è tenere insieme sicurezza e protezione sociale. Senza presentare l’aumento delle spese militari come una priorità superiore a ogni altra.
Casa, servizi pubblici e diritti
Nell’annuncio delle elezioni, Sánchez ha indicato tre questioni ancora aperte: le disuguaglianze, i servizi pubblici e l’accesso alla casa. Ha rivendicato gli interventi del Governo su sanità, sostegno alla non autosufficienza e congedi per i genitori. Ha però riconosciuto anche errori e obiettivi non raggiunti.
Nel bilancio delle riforme rientrano anche i diritti delle donne. La legge del 2023 ha riconosciuto una specifica forma di incapacità temporanea per mestruazioni invalidanti dovute a una patologia già diagnosticata. L’indennità è a carico della previdenza sociale dal primo giorno di assenza. È una tutela precisa, non un permesso automatico per ogni dolore mestruale.
Una scommessa, non una vittoria già scritta
Sánchez prova così a trasformare una sconfitta parlamentare in una nuova occasione politica. Punta a riportare il confronto su casa, diritti e giustizia sociale. E richiede più forza nelle urne per superare il blocco delle riforme.
La scommessa resta rischiosa. Il voto potrebbe rafforzarlo, ma anche aprire la strada a una maggioranza di PP e Vox. La sua grinta è parte della sfida.
A decidere se basterà saranno gli elettori, il 29 novembre.
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