di Davide Belcuore
Nello stesso partito, nella stessa provincia, nello stesso arco di tempo, ricorre lo stesso cognome. Non è una violazione di norma. È un'osservazione politica che riguarda il ricambio della classe dirigente locale.
La particolarità sta nella direzione del legame: la passione politica è passata dal figlio al padre, non viceversa. È stato Fabrizio Rossi, coordinatore regionale di Fratelli d'Italia per la Toscana fino all'ottobre del 2024, a trascinare il padre Franco nell'impegno politico. Un dettaglio che sfugge a chi legge la politica locale come una semplice sommatoria di tessere: qui il legame familiare non è un retaggio del passato ma il motore di un impegno nuovo.
Tre date, un solo cognome
Franco Rossi siede in consiglio comunale a Civitella Paganico, piccolo comune della provincia di Grosseto, dal 2019. Nel luglio del 2021, il figlio Fabrizio annunciava personalmente l'apertura di una nuova sezione di FdI nel comune, dichiarando che "la destra torna finalmente a Civitella Paganico con una struttura organizzata" e che "abbiamo già nostri rappresentanti in consiglio comunale". Vale la pena notare che l'apertura di una sezione non è un atto neutro: è il momento in cui un partito decide chi, in un territorio, ha la legittimità di parlare a suo nome.
Nel giugno del 2024, Franco Rossi si è candidato a sindaco con la lista civica "Per Civitella Paganico – Rossi Sindaco", sostenuta dall'intera coalizione di centrodestra. Alla presentazione erano presenti i vertici regionali e provinciali dei partiti alleati: il coordinatore regionale di FdI Fabrizio Rossi, il presidente provinciale di FdI Luca Minucci, il coordinatore provinciale di Noi Moderati Andrea Quadalti, il rappresentante provinciale della Lega Riccardo Megale e il rappresentante provinciale di Forza Italia Luca Agresti. Non è una presenza scontata: quando un coordinatore regionale partecipa alla presentazione della candidatura di un parente, il confine tra ruolo istituzionale e ruolo familiare diventa labile.
Franco Rossi ha perso: 28,67% contro il 71,33% della sindaca uscente Alessandra Biondi. Il cognome ha aperto la porta della candidatura, non quella del municipio.
Il nodo politico
Franco Rossi aveva il diritto di candidarsi ma il dato politico resta: un cognome che ricorre nello stesso partito, nella stessa provincia, in un arco di tempo che supera il quinquennio. È su questo che si misura la capacità di un partito di rinnovare la propria classe dirigente?
A livello nazionale, FdI si presenta come il partito del "merito" e del "ricambio". Fabrizio Rossi stesso, durante la campagna per il referendum sulla giustizia nel marzo 2026, ha usato l'espressione "vera anomalia" per descrivere comportamenti politici che ritiene non conformi. La domanda, allora, non è se FdI abbia il diritto di candidare chi vuole. È se, nel momento in cui si presenta come il partito che rottama le rendite di posizione, non debba applicare a sé il criterio che invoca per gli altri.
Quando nella lista dei candidati locali compare il nome di un parente di primo grado del coordinatore regionale, la differenza tra merito e cognome è esattamente ciò che quel partito non ha ancora spiegato.
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