Daspo cinofilo in Italia: come funziona la blacklist dei maltrattatori di animali

Pubblicato il 12 ottobre 2026 alle ore 07:00

di Rita Bruno

Dalla sperimentazione di Nichelino - Torino alla legge Brambilla, come funziona in Italia il daspo cinofilo, la blacklist dei maltrattatori di animali, e perché manca ancora un registro nazionale.

In Italia non esiste un registro nazionale delle persone condannate per maltrattamento di animali. Esiste però qualcosa di concreto, nato dal basso, il daspo cinofilo, una lista nera comunale che vieta a chi ha maltrattato, abbandonato o ucciso un animale di possederne o adottarne di nuovi, per un periodo determinato o in via permanente. 

La prima amministrazione a introdurlo è stata Nichelino, in provincia di Torino, nella primavera del 2025. Da allora l'esempio ha fatto scuola. Hanno seguito la stessa strada Torino, Collegno e Moncalieri, trasformando il Piemonte nell'avanguardia italiana su questo fronte.

Il meccanismo è volutamente ispirato al daspo sportivo, il provvedimento che allontana i violenti dagli stadi. Nella stessa maniera, il daspo cinofilo allontana dai canili e dalle piattaforme di adozione chi si è già reso protagonista di reati contro gli animali.

Come funziona concretamente: il ruolo del Sinac

Il cuore operativo del sistema è il Sinac, il Sistema Informativo Nazionale per l'Anagrafe Canina, la banca dati in cui vengono registrati tutti i dati di un animale - microchip, proprietario, passaggi di proprietà - una volta che si entra in possesso dell'esemplare.

Accedendo al Sinac, i soggetti autorizzati possono verificare in tempo reale se una persona è inserita nella blacklist comunale. Qui la novità più rilevante: il controllo non avviene, a posteriori dopo il reato, ma in via preventiva, prima che un animale venga consegnato. Possono consultare la lista veterinari liberi professionisti e delle Asl, forze dell'ordine, gestori di canili e rifugi, allevatori. Chiunque stia per cedere o affidare un animale può dunque verificare se il richiedente ha precedenti e, in quel caso, bloccare l'adozione o la vendita.

Chi finisce nella lista nera

Nel mirino del daspo finiscono tutti i reati inquadrabili nella violenza contro gli animali: abbandoni, violenze, malnutrizione, mancanza delle condizioni igienico-sanitarie, fino all'uccisione. 

Una volta commesso il reato, accertato dalle autorità competenti, il nome del responsabile viene inserito nella banca dati. Ci resta per il periodo previsto dal provvedimento, che può essere temporaneo o, nei casi più gravi, definitivo.

L'obiettivo è duplice. Da un lato impedire la recidiva, fenomeno frequente nel mondo degli accumuli seriali e dei maltrattamenti ripetuti. Dall'altro fornire agli operatori del settore come veterinari, volontari dei rifugi, allevatori, uno strumento di tutela semplice e immediato, che oggi in gran parte del Paese non esiste.

Una mancanza nella cornice nazionale 

Il daspo cinofilo comunale si inserisce in un quadro nazionale che nel frattempo si è mosso.  La legge 82/2025, nota come "legge Brambilla" in vigore dal 1° luglio 2025, ha inasprito le pene per i reati contro gli animali.  Come descrive il testo, fino a tre anni di carcere per uccisione, nuove aggravanti per i reati commessi davanti a minori o diffusi sul web oltre al divieto nazionale di tenere i cani alla catena. Resta la possibilità per il giudice di affidare definitivamente gli animali sequestrati alle associazioni riconosciute.

Nel testo definitivo della suddetta legge, il daspo cinofilo non è entrato. Il relatore Manfredi Potenti della Lega aveva annunciato l'intenzione di estenderlo a livello nazionale. La proposta è circolata durante l'iter parlamentare, ma l'articolato finale,  profondamente emendato rispetto alla versione iniziale, non contiene né la blacklist né un registro nazionale dei condannati. 

A chiederne l'istituzione restano in molti, tra cui la Deputata Manuela Repetti, che ha proposto un registro nazionale consultabile da canili, rifugi e veterinari prima di ogni affido.

Il limite strutturale: il daspo si ferma ai confini comunali

Il punto debole del modello italiano è evidente. Si tratta di un regolamento comunale, il daspo cinofilo ha efficacia solo nel territorio dell'ente che lo adotta. Una persona inserita nella blacklist di Nichelino può teoricamente recarsi nel comune vicino, se non ha aderito al sistema e adottare un animale senza che nessuno possa verificarne i precedenti. 

È lo stesso "buco" che in Portogallo ha spinto il partito PAN a proporre una banca dati nazionale, dopo che il responsabile di un accumulo di oltre 400 cani ad Amarante era riuscito a eludere i controlli semplicemente spostandosi da un distretto all'altro.

Proprio per questo l'esperienza piemontese viene guardata con interesse da tutto il Paese.  È la conferma di prova tecnica funzionale del sistema grazie all'integrazione con l'anagrafe canina nazionale. La sua estensione su scala nazionale sarebbe tecnicamente realizzabile. Manca, per ora, la volontà legislativa.

Un dibattito europeo appena cominciato

L'Italia, insomma, sperimenta ma non ha legge nazionale. Il Portogallo ha due proposte di legge in Parlamento ma nessuno strumento operativo.  Il Regno Unito ha discusso a Westminster una petizione da 240.000 firme per un registro pubblico dei maltrattatori. 

Nel frattempo l'Unione Europea, con le nuove regole approvate nell'aprile 2026, ha istituito banche dati interoperabili per il microchip e la tracciabilità di cani e gatti, non dei maltrattatori. 

La partita per quanto riguarda il  registro dei maltrattatori di animali è appena iniziata, e in Italia si gioca, per ora, comune per comune.

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