Restauri da favola, acqua da incubo: il paradosso delle Terme di Roselle

Pubblicato il 5 ottobre 2026 alle ore 07:00

di redazione

Mentre la Regione Toscana stanzia 220 mila euro per dare nuova vita e lustro alle ex Terme Leopoldine di Roselle, c’è un dettaglio che rischia di trasformare l’opera di valorizzazione in una costosa scatola vuota: l’acqua, quella per cui un complesso termale dovrebbe esistere, è gravemente inquinata.

Da un lato si pianificano interventi di restauro architettonico, si parla di riqualificazione, dall’altro si fa i conti con una realtà emersa grazie alle analisi di laboratorio commissionate da ilgiornalistascomodo.

I prelievi effettuati sulle acque termali della zona parlano chiaro e non lasciano spazio a interpretazioni: i valori registrati descrivono un quadro allarmante, che rende la risorsa idrica non potabile e totalmente inidonea all'uso. All'interno dei rapporti compaiono concentrazioni elevate di batteri coliformi, Escherichia coli, enterococchi intestinali e Pseudomonas aeruginosa. Microrganismi e agenti patogeni che non rappresentano soltanto un potenziale e serio pericolo per l’igiene e la salute pubblica, ma configurano persino un possibile danno ambientale, tale da imporre con urgenza un mirato intervento di bonifica.

Che senso ha investire centinaia di migliaia di euro pubblici per restaurare l'involucro edilizio se poi il cuore pulsante del complesso, ovvero la sua acqua termale curativa e benefica è inutilizzabile. Ripristinare un luogo, solo la sua facciata senza riportarlo all'origine della sua funzione non ha in parte senso. 

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