Grosseto, Sanità al limite: dal Misericordia l'allarme che nessuno dovrebbe ignorare

Pubblicato il 5 ottobre 2026 alle ore 07:00

di Massimo Gervasi

 

C'è una sanità raccontata attraverso inaugurazioni, riorganizzazioni, nuovi modelli e comunicati. E poi c'è quella raccontata sottovoce da chi ogni giorno indossa un camice ed entra in ospedale.
Proprio da dentro l'ospedale Misericordia di Grosseto arriva una testimonianza che merita attenzione, verifiche e soprattutto risposte. Una fonte medica interna, della quale tuteliamo rigorosamente l'identità, ci segnala una situazione che, se confermata nei termini descritti, pone interrogativi seri sull'organizzazione dell'emergenza e sulla sicurezza dell'assistenza.
Il punto riguarda gli infermieri di anestesia, personale con competenze specifiche che affianca i medici nelle situazioni più delicate e nella gestione dei pazienti critici.

Secondo la testimonianza ricevuta, sarebbe in programma una riorganizzazione che potrebbe portare queste figure a essere accorpate ad altri blocchi, riducendo il supporto oggi disponibile per chi opera nell'emergenza.
Non disponiamo, al momento, di un atto pubblico che confermi nel dettaglio questa riorganizzazione. Ed è precisamente per questo che poniamo pubblicamente la domanda all'Azienda USL Toscana Sud Est: esiste questo progetto? In cosa consiste? Quali professionisti coinvolgerà? E soprattutto, quali garanzie sono state previste affinché l'emergenza continui a disporre delle professionalità necessarie?

Perché la segnalazione non arriva nel vuoto. Nel luglio scorso Nursing Up e NurSind hanno proclamato lo stato di agitazione del personale sanitario dell'ASL Toscana Sud Est, denunciando problemi irrisolti e una condizione di forte sofferenza dei lavoratori. Nello stesso periodo è emerso un fabbisogno aziendale di 132 infermieri, mentre venivano riconosciute le difficoltà nel reperire nuovi professionisti, soprattutto nelle sedi periferiche.
Ad agosto il COINA è intervenuto proprio sulla situazione del Misericordia parlando di personale sottodimensionato e chiedendo un piano straordinario di assunzioni. E già a maggio un'interrogazione in Consiglio regionale aveva chiesto chiarimenti su organici, posti letto, strumentazioni e carichi di lavoro dell'ospedale grossetano.
Non siamo quindi davanti alla lamentela isolata di qualcuno che ha avuto una brutta giornata.
Siamo davanti a segnali diversi che convergono su uno stesso problema: il personale.

Qui nasce il paradosso. La riorganizzazione della rete chirurgica maremmana attribuisce proprio al Misericordia un ruolo sempre più centrale per gli interventi complessi e per l'urgenza. L'ospedale di Grosseto è già il riferimento provinciale per la chirurgia oncologica, maggiore e d'urgenza.
Più responsabilità, più complessità e più pazienti delicati dovrebbero significare più professionisti e maggiori garanzie organizzative.

Non il contrario.

La testimonianza che abbiamo ricevuto contiene poi una frase che dovrebbe preoccupare quanto la questione degli organici:

"Noi siamo disperati, nessuno dai piani alti ci ascolta".

E ancora: chi ci ha contattato teme conseguenze disciplinari se rendesse pubblicamente riconoscibile la propria denuncia.

Anche questo merita una riflessione. Un medico o un infermiere che segnala una possibile criticità organizzativa non dovrebbe essere considerato un problema da silenziare. È una persona che vive quotidianamente il funzionamento dell'ospedale e che, quando solleva una questione riguardante l'assistenza e la sicurezza dei pazienti, deve almeno essere ascoltata.
Naturalmente esiste anche il diritto dell'Azienda sanitaria a spiegare le proprie scelte. Per questo non stiamo pronunciando sentenze.

Stiamo facendo domande. E queste domande Il Giornalista Scomodo le rivolge direttamente a chi oggi ricopre responsabilità precise nella sanità toscana: Marco Torre, direttore della Direzione Sanità, welfare e coesione sociale della Regione Toscana, Biancamaria Rossi, direttrice generale facente funzione dell'ASL Toscana Sud Est e Silvana Pilia, direttrice del Presidio ospedaliero dell'area grossetana.

È prevista una riorganizzazione degli infermieri di anestesia al Misericordia? Verranno accorpati o condivisi con altri blocchi? L'attuale dotazione è sufficiente a garantire l'emergenza? Quale valutazione è stata effettuata sulle eventuali conseguenze per la sicurezza dei pazienti? I medici, gli infermieri e i professionisti che ogni giorno lavorano sul campo sono stati ascoltati prima di assumere queste decisioni?

E soprattutto: come si può pensare di rafforzare Grosseto come centro per le urgenze e la chirurgia complessa mentre da dentro l'ospedale arriva l'allarme di chi teme di perdere proprio quel personale specializzato considerato indispensabile nei momenti più critici?

Non chiediamo dichiarazioni di circostanza, chiediamo risposte nel merito.

Perché la carenza di personale nella sanità pubblica non si risolve spostando continuamente le stesse persone da una casella all'altra dell'organigramma.
Un infermiere non diventa due infermieri perché una delibera lo assegna contemporaneamente a più esigenze.

La coperta, quando è corta, rimane corta e quando quella coperta riguarda un ospedale, sotto non ci sono numeri, bilanci o diagrammi organizzativi.

Ci sono pazienti. Quando poi un medico arriva al punto di rivolgersi alla stampa chiedendo di proteggere la propria identità e dicendo «siamo disperati, nessuno dai piani alti ci ascolta», la questione non può essere liquidata come un semplice problema organizzativo interno.
Riguarda chi lavora nell'ospedale, certamente ma riguarda soprattutto chi in quell'ospedale entra nel momento peggiore, quando ha bisogno che ogni professionalità necessaria sia lì, disponibile, preparata e pronta a intervenire.

Il Giornalista Scomodo continuerà ad approfondire questa vicenda e resta disponibile a raccogliere, garantendo la tutela delle fonti, ulteriori testimonianze di medici, infermieri e operatori sanitari. Perché prima che una criticità diventi un'emergenza sarebbe opportuno ascoltare chi quell'emergenza la affronta ogni giorno.

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