di Massimo Gervasi
Che cosa significa essere disabili in Italia? Non significa necessariamente essere incapaci di lavorare o vivere autonomamente.
Per milioni di persone significa affrontare ogni giorno limitazioni, necessità assistenziali e ostacoli che gli altri cittadini spesso neppure immaginano. Per chi non può lavorare, muoversi o provvedere autonomamente a sé stesso, il problema diventa anche economico. Nel 2026 la pensione base per un invalido civile totale, in presenza dei requisiti previsti, è di appena 340,71 euro mensili. L'indennità di accompagnamento, quando spettante (con tanto di burocrazia assurda), aggiunge 551,53 euro.
Esistono maggiorazioni e ulteriori sostegni ma una domanda rimane: quanto costa realmente vivere con una disabilità grave?
Costi per i disabili
Cominciamo dalla mobilità. Una persona costretta sulla carrozzina può avere bisogno di un'automobile attrezzata con pedana, sollevatore, sistemi di ancoraggio e adattamenti specifici. Un mezzo del genere può costare decine di migliaia di euro, arrivando, secondo il veicolo e l'allestimento, anche a 50.000 o 60.000 euro.
Lo Stato riconosce agevolazioni, tra cui l'IVA al 4% e la detrazione IRPEF del 19%, ma quest'ultima, per l'acquisto dell'auto, si calcola su un massimo di 18.075,99 euro: significa una detrazione massima di circa 3.434 euro, salvo le distinte agevolazioni applicabili agli adattamenti. Il resto deve comunque essere finanziato dalla famiglia. E non tutti dispongono del reddito o della capienza fiscale necessari per beneficiare pienamente delle detrazioni.
Trasporto pubblico per disabili
L'alternativa sarebbe il trasporto pubblico ma sappiamo davvero cosa significa prendere un autobus per una persona in carrozzina? In Toscana, Autolinee Toscane prevede normalmente la prenotazione del mezzo con pedana almeno 48 ore prima, con un'eccezione per il servizio urbano di Firenze. La disponibilità dipende anche dai veicoli e dall'accessibilità delle fermate. E c'è un dettaglio ancora più significativo: secondo le indicazioni ufficiali dell'azienda, l'autista provvede al posizionamento della pedana, ma non all'assistenza fisica per salire o scendere. L'accompagnatore non è obbligatorio per tutti, ma chi non riesce a salire autonomamente può trovarsi costretto a organizzare un aiuto esterno.
Pensiamoci: per molti cittadini prendere l'autobus significa decidere di uscire di casa. Per altri significa programmare tutto due giorni prima, sperare nella disponibilità del mezzo e trovare qualcuno che possa accompagnarli. Questa sarebbe pari libertà di movimento?
Cure per disabili
Poi arrivano le cure. Fisioterapia, riabilitazione, visite specialistiche, ausili, dispositivi medici, assistenza domiciliare. Giovanni, una persona con disabilità di Roma, ci racconta che è costretto a sostenere una spesa di 2.000 euro mensili per la riabilitazione e supporto infermieristico a domicilio. Ventiquattromila euro all'anno soltanto per queste voci. Non tutte le persone devono sostenere simili costi, perché esistono prestazioni del Servizio sanitario nazionale, ma che purtroppo vonosciamo bene, e quando i servizi pubblici non riescono a rispondere tempestivamente o adeguatamente ai bisogni, il peso economico si trasferisce sulle famiglie.
Casi di non autosufficienza gravissima
Nei casi di non autosufficienza gravissima? Pensiamo a persone con lesioni spinali, gravi patologie neurologiche o dipendenti da dispositivi di supporto vitale, che possono necessitare di sorveglianza e assistenza continuative. Un'assistenza professionale organizzata sulle 24 ore può richiedere diverse migliaia di euro al mese. Chi paga? Chi assiste durante la notte? Chi interviene quando un familiare si ammala?
Caregiver familiare
Qui entra in gioco il caregiver familiare. Un genitore, un coniuge, un fratello o una sorella che spesso rinuncia al lavoro, perde contributi pensionistici e sacrifica la propria autonomia per assistere una persona cara. Il Parlamento sta discutendo nuove tutele (una storia questa che viene rimbalzata da un governo all'altro): il 2 ottobre 2026 è stato affrontato alla Camera il disegno di legge sul riconoscimento dei caregiver. La legge di bilancio ha previsto un fondo di 1,15 milioni per il 2026 e 207 milioni annui dal 2027. Ma le risorse stanziate e le proposte legislative devono ancora tradursi in benefici concretamente accessibili e sufficienti per le famiglie.
La questione non riguarda soltanto l'importo degli assegni. Riguarda soprattutto i servizi. Assistenza domiciliare effettiva, fisioterapia accessibile, trasporti utilizzabili senza ostacoli organizzativi, operatori qualificati, percorsi amministrativi semplici, progetti di vita personalizzati. Non basta eliminare una barriera architettonica se poi rimane una barriera burocratica che impedisce di utilizzare un diritto.
Diritto al mantenimento e all'assistenza sociale ai cittadini inabili al lavoro
La politica, tra governi, maggioranze e opposizioni, annuncia riforme, fondi e nuovi programmi. Alcuni interventi sono stati realizzati, altri sono ancora in attuazione. Ma il risultato deve essere misurato nella vita quotidiana delle persone, non soltanto nei comunicati stampa.
L'articolo 38 della Costituzione riconosce il diritto al mantenimento e all'assistenza sociale ai cittadini inabili al lavoro e privi dei mezzi necessari. E allora bisogna chiedersi se l'attuale sistema riesca davvero a rendere effettivo quel diritto.
Perché quando una famiglia deve scegliere tra pagare la riabilitazione, assumere un assistente o rinunciare a uno stipendio, non stiamo parlando di un problema privato. Stiamo parlando della capacità del nostro sistema sociale di garantire diritti fondamentali.
La disabilità non è una colpa, l'assistenza non è un favore e la dignità non può dipendere dal conto corrente dei familiari.
Prima di annunciare l'ennesima riforma, forse sarebbe opportuno chiedere alle persone con disabilità e alle loro famiglie quanto spendono, quali servizi ricevono e quanti diritti rimangono soltanto sulla carta.
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