di Rita Bruno
Il malore a Cuba, l'operazione d'urgenza, il volo di Stato e la polemica.
Storia di un ex parlamentare che ha fatto del controtempo una biografia, ora racconta la malattia come l'ultimo dei suoi reportage.
C'è un'immagine che racconta la parabola di Alessandro Di Battista meglio di mille retroscena parlamentari : un uomo di 48 anni, il volto segnato, seduto sul divano di casa, che guarda in camera raccontando dei medici cubani che gli hanno salvato la vita. Niente piazza del Popolo, niente Vaffa, niente direttorio. Solo un sopravvissuto che riparte. Per capire il peso di quella frase bisogna tornare a fine agosto. Di Battista è a Cuba per lavoro non per turismo, non per ideologia da salotto : sta girando La polvere del Mondo, una serie di reportage per Il Fatto Quotidiano, l'ennesimo capitolo di una seconda vita passata a raccontare i margini del pianeta.
La sera di venerdì 28 agosto un mal di testa fortissimo, poi il buio. Ricovero d'urgenza a Santa Clara, trecento chilometri dall'Avana, condizioni gravi. Il trasferimento in ambulanza all'ospedale Hermanos Ameijeiras della capitale consegna la diagnosi : un edema cerebrale provocato da un tumore. Di più, al momento, non ha dichiarato.
Rientro in Italia rimandato per complicazioni : intervento urgente con asportazione di quasi tutto il tumore. Poi, l'11 settembre, l'aeroambulanza che atterra all'alba a Ciampino e la corsa al Policlinico Gemelli di Roma. Il 18 settembre le dimissioni: "Sto molto meglio e finalmente sono a casa", scrive sui social, accanto a una foto con Luca Di Giuseppe, presidente dell'associazione Schierarsi, volato all'Avana per non lasciarlo solo.
La polemica sul volo di Stato
Nel mezzo, l'Italia ha fatto quello che sa fare meglio: la polemica. Il volo di Stato per il rimpatrio di un cittadino operato d'urgenza all'estero diventa un caso, e Di Battista, pur debilitato, risponde da par suo : "Indegna, come indegni sono stati alcuni giornali a speculare". Il "Dibba", insomma, non ha perso il vizio. E a DiMartedì, condotto da Giovanni Floris, aggiunge un retroscena destinato a far discutere.
La stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, lo avrebbe chiamato al telefono invitandolo a lasciare stare le polemiche sul volo di Stato. Un gesto di cortesia istituzionale che lui racconta senza smussare la sua posizione di un millimetro.
La peste del XXI secolo
Ma è il videomessaggio di DiMartedì, su La7, a segnare il punto di svolta narrativa. Di Battista dichiara di essersi sentito male in virtù di un edema cerebrale dovuto alla presenza di un tumore. Conferma l'asportazione quasi totale del tumore. Dal divano di casa, la sua intervista e la speranza dell'efficacia delle cure. Questa peste del XXI secolo ha un pregio: è democratica, chiedendosi come succede a chiunque, perché proprio a lui ? La frase che spiazza chi lo ricorda trionfalista arriva subito dopo: "Dico no alla retorica del guerriero. Io devo fare le cure e avere un atteggiamento positivo. Quelli che non devono mollare sono i dottori".
La vulnerabilità come presa d'atto. Parla poi di Cuba. È stato salvato in un ospedale senz'acqua. Aggiunge che la realtà è che c'è in corso un assedio medievale nel silenzio generale.
Su Substack - piattaforma online - dal suo progetto editoriale Scomode Verità, rincara: la sanità cubana è un'eccellenza, gli Stati Uniti dopo la Baia dei Porci continuano a comportarsi come dei mafiosi e a strangolare il popolo cubano. L'uomo salvato dall'isola dell'embargo trasforma il proprio corpo in argomento geopolitico: è la cifra di sempre, quella di chi ha girato l'Iran, la Bolivia, la Russia, il Centro America per raccontare ciò che le redazioni ignorano. Solo che stavolta il reportage è lui stesso.
L'ascesa con Grillo, l'addio al potere
Romano, classe 1978, laurea in Discipline dello spettacolo e master in diritti umani: non il profilo del politico di professione.
Eppure nel 2013 entra alla Camera con il Movimento 5 Stelle, diventa vicepresidente della commissione Esteri e finisce nel direttorio a cinque voluto da Beppe Grillo: è il volto più riconoscibile e più divisivo dell'anti-casta.
Poi, nel 2018, il gesto che lo definisce più di ogni altro: lascia. Non si ricandida proprio quando il M5S conquista il governo, e a fine mandato rinuncia persino al Tfr parlamentare.
In un partito di fedelissimi della poltrona, l'ex deputato si reinventa : reportage per Il Fatto Quotidiano e TvLoft, documentari, libri. Con Di Maio e con Conte i rapporti non si sono mai ricuciti: fedele alle idee.
La seconda vita: reportage, palcoscenici, Schierarsi
Documentari, libri, la rubrica fissa a DiMartedì, il teatro civile, da Assange a Epstein. Tutto quello che il potere cerca di nascondere. Nel 2023 fonda con altri Schierarsi, di cui è vicepresidente: un'associazione culturale, questa l'auto definizione ufficiale , nata con l'obiettivo di coinvolgere gruppi di cittadini nella costruzione di proposte e progetti per la collettività, contro quello che i suoi fondatori chiamano il grande conformismo dell'epoca.
Le parole-chiave del programma : sostenibilità, pace, autodeterminazione dei popoli, lotta alla criminalità organizzata. Le battaglie, elencate sul sito, spaziano dai giovani all'ambiente, la legge sull'acqua pubblica, dall'economia, lo stop al Patto di Stabilità, alla giustizia, il conflitto di interessi, dal lavoro, il salario minimo alle migrazioni e ai diritti. Sul territorio si organizza in "Piazze" locali e ha promosso raccolte firme e campagne referendarie, dalla sanità pubblica all'abolizione del finanziamento pubblico ai giornali.
E qui stanno gli avversari della seconda vita, molto più che della prima: il governo Meloni, cui non perdona — lo ha ripetuto anche da convalescente a DiMartedì, di non aver fatto nulla dall'8 ottobre su Gaza, né sul fronte interno: a suo dire, la firma della premier sul Patto di stabilità, ci obbliga a 12 miliardi di tagli alla sanità, alla scuola e all'ambiente, mentre l'Italia si impegna a spendere il 5% del Pil in armi. Nel mirino anche l'ipocrisia europea, parla di diciassette pacchetti di sanzioni alla Russia e zero a Israele e, di riflesso, quel centrosinistra che pure guarda con inquietudine al suo peso elettorale potenziale.
Resta aperta la questione del ritorno in campo
Con Schierarsi, ammette di aver fatto i passi giusti per arrivare all'appuntamento elettorale almeno con la possibilità di raccogliere le firme e presentarsi.
Il malore ha cambiato la scaletta. "Ora la priorità è curarmi" ha detto a DiMartedì, magari in futuro ci faremo trovare pronti. Tradotto : alle prossime politiche non correrà. Alla tornata successiva, chissà. Un'ipotesi che gli analisti non liquidano affatto: una sua lista è stata data potenzialmente tra l'1,3% e il 3,5% dei consensi, capace di pescare voti sia a destra sia a sinistra da Il Sole 24 Ore.
Il ritorno dal margine
Ora c'è il percorso di cura. Vuole ricominciare a fare quello che ha sempre fatto : scrivere e denunciare, una promessa. La sensazione è che il prossimo capitolo della polvere del mondo cominci, per una volta, da casa sua.
E che il ritorno pubblico di Di Battista passi non da un palco, ma da un divano: il luogo più inatteso, e forse il più credibile, per una persona che ha sempre voluto parlare dal margine.
Un augurio speciale di una pronta guarigione dalla redazione di Ilgiornalistascomodo.it.
Ultimi Articoli pubblicati
Restauri da favola, acqua da incubo: il paradosso delle Terme di Roselle
di redazione
Riduzione in schiavitù, violenze e truffe: i Carabinieri smantellano la comunità di Almese
di Rita Bruno
Alessandro Di Battista, tra militanza, crisi e ritorno pubblico
di Rita Bruno
Il lato occulto delle adozioni del cuore: quando il volontariato diventa business
di Rita Bruno
Bidoni e carrellati dimenticati in strada: il modello Treviso funziona, la Toscana resta al verbale per ora
di Rita Bruno
Stragi del '92 e dossier "Mafia-Appalti": il Gip archivia il filone d'indagine
di Tania Amarugi
Aggiungi commento
Commenti