Stragi del '92 e dossier "Mafia-Appalti": il Gip archivia il filone d'indagine

Pubblicato il 5 ottobre 2026 alle ore 07:00

di Tania Amarugi

Si chiude senza colpevoli accertati uno dei capitoli investigativi più complessi e dibattuti della storia recente d'Italia.

Il giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta, Santi Bologna, ha disposto  l’archiviazione del filone d’indagine a carico di ignoti sulle stragi di Capaci e via D'Amelio, nelle quali persero la vita i magistrati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti delle loro scorte. L'ipotesi di un legame diretto tra il celebre dossier "mafia-appalti" — l'inchiesta  sulle infiltrazioni di Cosa Nostra nella gestione delle grandi opere pubbliche — e la decisione dei  vertici mafiosi di accelerare i due tragici attentati del 1992. 

Il Gip riconosce la validità storica e investigativa della pista legata agli appalti come possibile  acceleratore delle stragi, Il provvedimento sottolinea che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si muovevano in un contesto di forte ostilità e isolamento all'interno dello stesso ufficio giudiziario  palermitano.

Vengono aspramente criticati i magistrati di allora (tra cui Roberto Scarpinato e Guido Lo Forte) per aver gestito l'archiviazione del dossier nel luglio del '92 tenendo volutamente all'oscuro  Paolo Borsellino. Al contempo, ha valutato che sia impossibile raccogliere elementi probatori  concreti da portare in un'aula di tribunale, anche a causa del decesso, avvenuto nel corso degli anni,  di numerosi esponenti mafiosi chiave dell'epoca. Di fatto, il fascicolo è rimasto intestato a carico di  ignoti. E non solo. Tutto finito anche per gli ex magistrati Pignatone e Natoli e il generale della  Guardia di Finanza Stefano Screpanti, indagati per favoreggiamento aggravato alla mafia, con  l'accusa di aver contribuito a insabbiare l'inchiesta sugli appalti nei primi anni Novanta a Palermo. Il Gip ha decretato la prescrizione del favoreggiamento e sul reato di calunnia mossa a Natoli ha archiviato per mancanza di dolo.

La Procura di Caltanissetta, guidata da Salvatore De Luca, ha tenuto a precisare che questa decisione non equivale a una resa perché l’attività investigativa sulle stragi del  1992 prosegue a 360 gradi, esplorando altre piste e cercando nuovi elementi che possano fare piena  luce sui mandanti e sugli esecutori delle stragi che hanno cambiato la storia del Paese. 

L'ex magistrato e parlamentare Roberto Scarpinato ha replicato definendo le accuse del gip  "gravemente false" e parlando di un'operazione di "bullismo politico" nei suoi confronti. In  particolare, sostiene di non aver mai agito con intenti depistanti o per oscurare il lavoro di Borsellino e ritiene che rianimare la tesi del mafia-appalti come movente chiave serva a delegittimare il lavoro  della Procura di Palermo dell'epoca 

L'ex procuratore di Palermo Gian Carlo Caselli ha sostenuto pubblicamente che il dossier mafia appalti non possa essere considerato la causale della strage di via D'Amelio, addirittura, a suo dire, il  fattore scatenante della reazione di Cosa Nostra sarebbe probabilmente stato il furore e l'impegno  pubblico di Paolo Borsellino, in particolare dopo il suo celebre intervento a Casa Professa del 25  giugno 1992, in cui disse di sapere molte cose sulla morte di Falcone.

Di segno opposto è l’opinione degli ufficiali del ROS dei Carabinieri che hanno sempre difeso la  validità del dossier mafia-appalti, vedendolo come il primo vero tentativo di colpire il cuore  finanziario e politico di Cosa Nostra. Per i sostenitori di questa tesi e per esponenti del centrodestra in Commissione Antimafia, le parole del gip sull'isolamento di Falcone e Borsellino e sulla gestione "anomala" di certi uffici confermano che i carabinieri subirono ingiuste persecuzioni giudiziarie per aver cercato la verità. 

Certo è che il tempo trascorso non aiuta, anzi rischia di coprire come un velo, verità scomode.  

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