Chia, un milione di euro per comprare e restaurare la Torre di Pasolini: ora lo sfratto

Pubblicato il 5 ottobre 2026 alle ore 07:00

di Tania Amarugi

La poesia e la pietra si scontrano con le maglie spesso incomprensibili della burocrazia e degli usi civici medievali.

La vicenda ha due protagonisti: un giovane attore, Gabriele Gallinari, che nel 2021  ha coronato il sogno di acquistare la celebre Torre di Chia — l'ultima e amatissima dimora di Pier Paolo Pasolini — dagli eredi del poeta, investendo circa un milione di euro tra acquisto e un  meticoloso restauro conservativo condotto sotto la supervisione della Soprintendenza e l'Università Agraria di Chia, che gestisce i diritti collettivi del territorio circostante e rivendica la proprietà  dell'area invocando diritti collettivi risalenti a secoli fa.  

Il risultato di questa contesa è un provvedimento che ha l'amaro sapore del paradosso kafkiano: la Regione Lazio ha reso esecutivo l'ordine di rilascio, intimando a Gallinari di lasciare l'immobile libero  da persone e cose entro trenta giorni dalla notifica. Un vero e proprio atto di sgombero che rischia di  estromettere il legittimo acquirente, reo unicamente d'aver salvato dal degrado un monumento storico  aperto alla fruizione pubblica, senza che al momento sia previsto alcun indennizzo per le ingenti  somme investite.  

Gli sviluppi giudiziari sono sorprendenti: il Commissario per la liquidazione degli usi civici ha  ribaltato le perizie di parte che attestavano la natura privata del compendio, accogliendo le tesi  dell'ente agrario e dichiarando i beni parte del patrimonio collettivo. Dopodiché la Corte d'Appello  di Roma, sezione usi civici, ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dai legali dell'attore,  dando il via libera all'esecuzione amministrativa dell'atto regionale.  

Gallinari, che ha vissuto la torre come un progetto di vita e un presidio culturale, non nasconde lo  sgomento e la frustrazione per un'azione che considera un esproprio immotivato. Nel frattempo, la battaglia legale non si ferma: il giudizio di merito sul contenzioso proseguirà nelle  aule di giustizia e la parola definitiva sulla proprietà del bene non arriverà prima del 2028. La domanda scomoda che poniamo è: perché chi compra, restaura e valorizza un bene culturale  ereditato da una delle figure più grandi del Novecento italiano si ritrova, da un giorno all'altro, trattato  come un occupante abusivo di casa propria.  

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