di Davide Belcuore
Livello nazionale: da primo partito a comparsa marginale
Il crollo della Lega è di proporzioni rare nella storia dei partiti europei. Alle europee del 2019 il partito di Salvini ottenne il 34,26% dei voti, diventando il primo partito italiano con oltre 9,17 milioni di preferenze. Solo cinque anni dopo, alle europee del 2024, la Lega ha raccolto appena l’8,97% dei voti, pari a 2,1 milioni di schede, perdendo oltre 7 milioni di elettori.
Questa tendenza non si è arrestata nel 2026. L’ultimo sondaggio SWG colloca la Lega al 5,1%, in calo di altri 0,2 punti rispetto alla settimana precedente. Un altro sondaggio Ghisleri le attribuisce il 6,5%, ma sempre in una fascia bassa. Nella rilevazione di Pagnoncelli per il Corriere della Sera la Lega ottiene appena il 4,7%. Qualunque sia il dato utilizzato, la Lega è ormai nettamente distanziata dai suoi alleati di governo: Fratelli d’Italia di Meloni resta saldamente in testa, mentre Forza Italia alle europee del 2024 l’ha superata con il 9,61% contro il 9%.
La direzione del travaso di voti è chiara. L’analisi del Consorzio Opinio per la Rai mostra che circa il 40% degli elettori di Fratelli d’Italia alle politiche del 2022 aveva votato Lega in precedenza, mentre il rapporto FES indica che la percentuale di voti recuperati da FdI dagli astenuti è del 31,8%. Ma l’elemento più dirompente è il generale Roberto Vannacci, che la stessa Lega ha lanciato in politica: il suo nuovo partito “Futuro Nazionale” ha già raggiunto l’8% nei sondaggi nazionali (SWG per Tg La7, YouTrend per Sky TG24), erodendo direttamente il bacino elettorale di destra della Lega.
Toscana: caduta libera a livello regionale
La Toscana è stata una delle regioni in cui la Lega è riuscita a erodere il bacino elettorale del centrosinistra. Alle regionali del 2020 il partito ottenne il 21,78% dei voti (353.514 preferenze). Una performance robusta, in una terra storicamente roccaforte del PD. Alle successive regionali dell'ottobre 2025 il dato è però precipitato al 4,38% (55.684 voti). Un crollo di oltre 16 punti percentuali.
Un risultato, definito nel febbraio 2026, dallo stesso commissario della Lega per la Toscana, Andrea Crippa, “il peggiore d’Italia”. Il tracollo della Lega in Toscana non è solo elettorale. Dopo la nomina di Vannacci a responsabile della campagna elettorale regionale, la Lega non solo non ha arginato la caduta, ma ha innescato una scissione interna. L’unico consigliere regionale della Lega, Massimiliano Simoni, ha annunciato pubblicamente di seguire Vannacci, azzerando di fatto la presenza della Lega nel Consiglio regionale toscano. Crippa ha reagito chiedendo a Vannacci di dimettersi “con dignità” dal seggio di europarlamentare, indicando anche Simoni come destinatario della stessa richiesta. A Firenze, cinque dei sette membri leghisti eletti nei consigli di quartiere si preparano a passare a “Futuro Nazionale” di Vannacci, tra cui il delegato al congresso nazionale della Lega Davide Bisconti e il responsabile al turismo della Toscana Vito Poma. Francesco Giusti, nella Lega di Siena dal 1997 al 2017, oggi segretario provinciale di Patto per il Nord, è stato esplicito: “Vannacci toglierà voti alla Lega nei territori”.
La lettera di Maule e le dichiarazioni tecniche
La Lega in provincia di Grosseto non è solo un partito di dichiarazioni tecniche. Nel settembre 2025, il commissario provinciale Andrea Maule ha inviato una lettera durissima alla segreteria regionale. Definiva la lista imposta da Vannacci "irricevibile" e scriveva che "col c. che vannaccizziamo la Lega Toscana". Da allora, l'attività più visibile del partito si è concentrata sulle dichiarazioni del senatore Manfredi Potenti e dello stesso Maule sulla via Aurelia. Ad aprile 2026, Potenti e Maule hanno diffuso una nota. Affermano di aver "ottenuto la disponibilità di Anas e del Ministero delle Infrastrutture" per mettere in sicurezza gli incroci tra Pescia Fiorentina e Ansedonia. Potenti ha detto di aver informato Salvini e il vertice Anas. Nella nota si accusa il Partito Democratico di "aver periodicamente sollevato polemiche in modo strumentale".
Questa strategia è chiara. La Lega mantiene presenza sui temi tecnici. Accusa gli avversari per eludere le proprie difficoltà. Ma di fatto mostra debolezza. A livello provinciale il partito non ha risultati concreti da rivendicare. Può contare solo sulla "disponibilità" e sull'"interlocuzione" del senatore. È questa la prova della sua esistenza.
Sicurezza: toni duri, sostanza vuota
Sul tema della sicurezza, le dichiarazioni del capogruppo leghista in Consiglio comunale, Gino Tornusciolo, mostrano lo stesso schema. Nel gennaio 2026, dopo l'accoltellamento di un sedicenne, ha detto che "le nostre città sono ormai invase" e ha attribuito la violenza alla "cultura importata con un'immigrazione incontrollata". Ad aprile, dopo un altro episodio, ha presentato un ordine del giorno chiedendo "rimpatri immediati ed efficaci".
Toni duri, sostanza vuota. La Lega di Grosseto non ha proposto piani di sicurezza municipale attuabili. Preferisce inquadrare il problema come competenza nazionale. Delega lo spazio d'azione alla "interlocuzione con i ministeri". Non mostra capacità di governo locale.
Nelle prime 10 sezioni scrutinate su 74 (dati diffusi in Prefettura a fine luglio 2026), Emilio Bonifazi ha il 49,62% e Gabriele Bellettini il 40,87%. Il ruolo della Lega appare marginale. Nelle cronache della campagna elettorale non emerge un contributo distintivo del partito. Le tensioni nel centrodestra sono tra Fratelli d'Italia e Forza Italia. Per un partito che ha contato nella politica toscana, non lasciare un segno a Grosseto — la città più grande della Toscana meridionale — è una prova evidente del declino. L'unica presenza provinciale si riduce a dichiarazioni tecniche sulle infrastrutture e a prese di posizione sulla sicurezza.
La difficoltà della Lega a Grosseto non è isolata. È la proiezione locale di un crollo che parte da lontano. Quando il sostegno nazionale scende dal 34,26% al 5,1%, ogni struttura provinciale subisce la stessa forza di gravità. Grosseto è solo l'ennesimo punto di osservazione di questo declino strutturale.
Un'identità smarrita: dal Nord al vuoto nazionale
Nel 2017 la Lega ha compiuto una scelta simbolica destinata a pesare. Ha eliminato la parola "Nord" dal proprio simbolo. Un gesto apparentemente formale, ma carico di conseguenze. Da quel momento, il partito ha cercato di trasformarsi. Voleva diventare una forza nazionale, capace di parlare all'intero Paese e non solo alle regioni del Settentrione. Ma il prezzo di quella trasformazione si è rivelato più alto del previsto.
La Lega ha provato a cambiare pelle. Ha abbandonato il linguaggio della Padania. Ha messo da parte il federalismo fiscale. Ha inseguito un elettorato più ampio, fatto di delusi, arrabbiati, protestatari. Per un certo periodo ha funzionato. Ma poi la spinta si è esaurita. Il partito non è più riuscito a raccontarsi. Ha perso la sua anima originaria senza trovarne una nuova. Oggi non è più il partito del federalismo. Ma non è nemmeno una forza nazionale credibile. È sospeso in una terra di mezzo, senza radici e senza progetto.
A Grosseto, come in Toscana, questa crisi identitaria si traduce in vuoto politico. Il partito non riesce più a mobilitare. Non riesce a proporre. Non riesce a incidere. Le sue dichiarazioni sono tecniche o propagandistiche. Mai politiche nel senso pieno del termine. È il segno di una forza che ha smarrito la propria ragion d'essere. E che non sa più dove andare.
Resta allora una domanda aperta, forse la più importante. La Lega è condannata a confinarsi nei temi storici del federalismo? Oppure esiste ancora uno spazio per un progetto politico più ampio, capace di coniugare le istanze territoriali con una visione nazionale? La risposta non è scontata. Ma il declino elettorale, le scissioni interne, l'assenza di iniziativa locale suggeriscono che il tempo stringe. A Grosseto, come altrove, la Lega rischia di diventare un ricordo. E forse, per un partito che ha tolto il “Nord” dal simbolo senza trovare una nuova casa, è già troppo tardi.
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