Ex Ilva di Taranto: 250 gatti nello stabilimento, serve una task force tra Comune e ASL

Pubblicato il 19 ottobre 2026 alle ore 07:00

di Rita Bruno

Sono circa 250, potrebbero ancora moltiplicarsi. Tanto è la popolazione felina che vive all'interno degli stabilimenti dell'ex Ilva di Taranto, un numero che le prime stime istituzionali avevano sottovalutato.  Oggi questi gatti rischiano di restare senza cibo e acqua : incertezze sul futuro, cassa integrazione e scioperi in atto mettono in pericolo la loro vita.

Durante le giornate di agitazione, dalle quattro portinerie esistenti nessuno può accedere allo stabilimento come di consueto. Il divieto è assoluto. E senza autorizzazione all'accesso, nessuno può raggiungere le postazioni di alimentazione.

Dodici anni, tra sterilizzazioni, cure e adozioni

Da dodici anni alcune persone si occupano di questi felini : distribuiscono il cibo, sterilizzando e portando tanti di loro fuori dal randagismo verso ottime adozioni.  Un lavoro di monitoraggio e cura che ha contenuto la crescita della maxi colonia regalando loro una casa sicura. 

Anche gli operai fanno la loro parte, sfamando i gatti distribuiti nelle varie aree dello stabilimento. Se nasce un problema di salute, entra in campo una persona autorizzata : si reca sul posto, valuta la situazione e chiama l'ambulanza veterinaria, sempre con tutte le autorizzazioni del caso, pass alla mano.

Il sopralluogo del Garante comunale

Venerdì 9 ottobre,  Ilaria Rocchetto, Garante per la Tutela e il Benessere Animale del Comune di Taranto, ha effettuato un sopralluogo conoscitivo all'interno della struttura, a seguito delle segnalazioni pervenute da dipendenti aziendali.

In questa fase di dibattito e riorganizzazione legata alla chiusura dell'area a caldo dell'ex Ilva, ha spiegato Rocchetto, è importante rivolgere l'attenzione anche alla gestione degli animali, presenti all'interno dello stabilimento. I gatti sono distribuiti in diverse zone, compresa l'area a caldo: Portineria Imprese, Area Cantiere Pellegrini, Officina Meccanica OME MUA, Area PCA, Portineria Tubificio e Area Taranto Energia.  Molti di questi gatti sono accuditi quotidianamente con grande dedizione dai lavoratori dello stabilimento, ha sottolineato il Garante ai quali va un sentito ringraziamento per la sensibilità dimostrata nel tempo, ma non basta.

Sterilizzazioni e accessi autorizzati: le priorità

La priorità è chiara: 250 gatti dovranno essere sterilizzati. Per farlo, serve prima di tutto individuare modalità e accessi autorizzati che garantiscano supporto e alimentazione agli animali anche nelle fasi successive alle modifiche operative dell'area a caldo, fino a soluzioni definitive. A questo si aggiungono un regolare censimento e un piano programmatico di contenimento delle nascite, che completi e rafforzi il lavoro già avviato in questi anni dai dipendenti.

La proposta: una task force unita per Taranto

La risposta non può che essere corale. Occorre una task force unita, con il Comune, l'ASL e tutti gli interessati, ciascuno nel proprio ruolo, per affrontare il piano di sterilizzazioni. Un impegno che riguarda gli stabilimenti di Taranto, ma anche la città al di fuori di essi, dove il randagismo felino richiede un supporto operativo e una sterilizzazione massiva.

OIPA Taranto: piena disponibilità

All'appello non manca  l'associazionismo. L'OIPA - Organizzazione Internazionale Protezione Animali -  sezione Taranto e Provincia ha fatto sapere di esserci. La delegata Stefania Bottiglia, contattata dal nostro giornale, ha espresso disponibilità assoluta per la situazione critica dell'ex Ilva. Una realtà che conosce, di gestione difficile per la superficie. Sembra essere in una città dentro la città.

Disponibilità che arriva nel momento decisivo

Come proposto dal Garante, il tavolo tecnico interistituzionale si insedierà e l'esperienza sul territorio di un'associazione come l'OIPA sarà  di grande aiuto.  Potrà rivelarsi un tassello prezioso per censimenti, sterilizzazioni e adozioni. L'allarme non riguarda solo l'area a caldo. E non è solo un timore per il futuro: nell'area a freddo, la zona a mare dello stabilimento, è già realtà.

Un operaio, il tutor, racconta i gatti dell'area a freddo

Spunta una nuova testimonianza, un operaio che lavora proprio in uno di quegli impianti, dove la maggior parte dei reparti è ferma e resta solo il personale di comandata, addetto alla sicurezza e al presidio.  Spiega di fare il possibile e del suo meglio per sopperire alle necessità dei felini. La sua colonia è regolarmente censita dal 2020/2021, riconosciuta dopo  pochi giorni. Da allora è il referente felino di quella colonia composta da una trentina di gatti, quasi tutti forastici.  Ha provveduto alle sterilizzazioni/castrazioni attraverso la ASL come prevede la normativa.  Altri felini a sue spese, per questioni organizzative e per alcuni è riuscito a trovare adozioni.

Chiede, visto la propria esperienza, che vi siano meno ostacoli burocratici.  D'altronde è risaputo della difficoltà di calendarizzare catture e interventi e far sì che il puzzle si possa incastrare.

L'operaio racconta anche dei rischi che sono quotidiani. La zona in cui opera è vastissima, e i gatti vivono tra mezzi di lavoro, gru, azionamenti vari. Oltre all'area di lavoro pericolosa, capita qualche branco di cani che mettono a rischio la vita dei gatti.

Il dolore delle sparizioni: alcuni gatti, anche sterilizzati, sono scomparsi dall'oggi all'indomani. "Gli scenari possibili sono molteplici" con altissima  probabilità di incidenti che portano alla morte afferma l'operaio.  Serve un piano per le adozioni.  Una tutela concreta. Non una vita di stenti tra i pericoli.

Rischio chiusura: nessuno potrà più portare cibo

Resta però sullo sfondo il timore più grande, quello legato al futuro dell'impianto. Se l'accesso verrà vietato, e poi lo stabilimento chiuso, nessuno potrà più raggiungere le postazioni di alimentazione nelle varie aree.  Almeno che non ci siano i pass per le volontarie di associazione che potrebbero accedere all'impianto, procurati dal Garante Comunale e dal Sindaco Piero Bitetti.

La legge è chiara, anche per quei gatti

La legge del 14 agosto 1991, n. 281, la norma quadro nazionale sul controllo  di animali d'affezione e la prevenzione del randagismo, si aggiunge la legge regionale pugliese n. 2 del 7 febbraio 2020. La tutela dei gatti in libertà ha un responsabile preciso : il comune. È infatti il sindaco l'autorità competente sul territorio in materia di benessere animale.  A lui spetta la regia degli interventi, in coordinamento con la ASL. Una responsabilità che, per 250 gatti, non può restare sulla carta. Insomma, quei 250 gatti non sono "ospiti" tollerati. Hanno pieno diritto di permanenza, stabilità e cure, ricordando che sono frutto di abbandoni. 

Sussiste un problema che riguarda la loro sicurezza. Lo stabilimento non è un luogo idoneo per la vita felina. Sui piazzali, tanti felini e cuccioli restano schiacciati dai mezzi in transito, oltre a fuori dai cancelli.  Altri rischiano di avvicinarsi troppo a fonti di calore o di impianti  elettrici, pericolosamente presenti nell'area industriale, le cosiddette "aree calde". Auspicabile pensare a una struttura adeguata, come un gattile, visto l'inesistenza nella città di Taranto.  

Una soluzione stabile, protetta, dove questi animali possano vivere senza rischi come nel sito industriale attivo e senza dipendere esclusivamente da lavoratori. Per questo l'urgenza è imminente. È il grido d'allarme di chi teme per la vita di questi animali, di chi non arriva a fine mese per il peso considerevole sul budget famigliare.

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.